Calcio. Cuore e passione

Onore agli sconfitti. La Paganese retrocede dopo alcune entusiasmanti stagioni nella prima divisione, la vecchia amata serie C1, per chi ha la memoria delle vecchie e care figurine Panini, che illustravano in una sola figurina le squadre di C, dai nomi più improbabili, con molta Virtus, Pro e altri suffissi che facevano comunque bene all’immaginario calcistico di quei tempi. Livorno è stato, almeno per il momento, il capolinea di una bella avventura che ha proiettato Pagani nel calcio che conta, grazie allo spirito di abnegazione e al coraggio economico della dirigenza guidata in questo bel ciclo dal presidente Raffaele Trapani, che non rinuncia, tuttavia, al sogno di continuare questa bella favola azzurro stellata. Potrebbe esserci un ripescaggio, nell’anno orribile del calcio salernitano. La retrocessione della Paganese precede quella annunciata e mesta della Salernitana. I miracoli hanno abbandonato i rettangoli verdi del calcio salernitano. Due belle storie, però, fanno da corollario a questa primavera poco gioiosa del calcio salernitano. La prima riguarda la Battipagliese di mister Santosuosso, che festeggia l’ambito ritorno nel calcio che conta, conquistando la serie D dopo diversi anni di purgatorio nelle categorie regionali. Per le zebrette una collocazione in uno scenario agonistico più consono, che rinverdisce i fasti del secolo scorso quando se la giocava con la Juventus, seppure era solo Coppa Italia. La seconda storia è pregna di passione e amore per i colori di una città. L’undici grigiorossi dell’Angri 1927, per il decimo anno consecutivo ha mantenuto la stessa serie dove potrebbe incontrare proprio le zebrette. L’improvvisa crisi economica del suo presidente aveva fatto abbandonare la nave ai migliori elementi dell’undici guidati dall’autoctono Enzo Criscuolo, già bandiera del cavallino rampante. L’agognato punto per la salvezza matematica era stato affidato ad un gruppo di giovani volenterosi della primavera, senza esito. Solo il cuore e l’abnegazione di Criscuolo e del suo undici hanno permesso questo bel miracolo di provincia, dove il cuore ha prevalso sulla cupidigia.
Luciano Verdoliva