Angri. Il calcio vive la sua fine…

Angri sta perdendo un altro riferimento della sua identità sociale e culturale. La gloriosa storia del sodalizio calcistico dell’Angri 1927 sembra appesa alle flebili speranze di qualche buon samaritano pronto a sobbarcarsi l’onore e l’onere di gestire ancora per qualche tempo il cammino calcistico dell’undici grigiorosso. La politica sembra essersi pilatescamente lavata le mani da questo sporco affare calcistico. La politica si è servita del calcio ma il calcio non può, in questa fase servirsi della politica.

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Inutile, laconico, l’incontro tra il Sindaco di Angri Pasquale Mauri e il presidente dell’U.S. Angri 1927 Nicola Varone che con sforzo ha retto il sodalizio nell’ultima annata calcistica tra mille difficoltà. C’è una rabbia incontrollabile nel sottopelle di una comunità, quella angrese, scarnificata dalle illusioni, mortificata dalle continue promesse. Il calcio è l’unica possibile panacea all’oscuro male sociale del «domani senza certezza». La passionale salvezza rimediata dal giovanissimo mister Criscuolo e dai suoi undici “cuor di leone”, figure anacronistiche di questo subdolo e mutevole calcio moderno, non ammette errori, soprattutto di natura economica e burocratica.

Da oggi i cuori grigiorossi saranno ingabbiati nell’eterna promessa mai mantenuta , soprattutto dalla politica che si scusa dovendo «constatare con rammarico che non sussistono realtà economiche interessate a iniziare un progetto serio e lungimirante. Purtroppo il contesto generale di crisi impedisce anche alle aziende interpellate di dare un contributo concreto al rilancio della società». Già! La politica e le promesse di Pulcinella… alea iacta est.
Luciano Verdoliva