Angri. Calcio come momento di destabilizzazione

Calcio confusione ad Angri. Ancora incerte le sorti dell’undici grigiorosso per il prossimo campionato. Pare ancora lontana la salvezza del sodalizio del cavallino rampante. Seppure il campo, grazie a mister Criscuolo e ai suoi calciatori hanno assicurato l’undicesimo anno di permanenza all’Angri in serie D. Ora i tifosi si sentono traditi e sferrano i llor strali contro il presidente Varone e contro l’indifferenza del primo cittadino, che, almeno per il momento, ha manifestato solo a parole, il suo attaccamento ai colori grigiorossi. Al grido di “Meglio scomparire che continuare a soffrire!” i tifosi grigiorossi fanno sentire la loro voce mentre i giornalisti angresi hanno chiesto un confronto con il presidente Nicola Varone e al Sindaco Pasquale Mauri, che in questa fase sembra non amare particolarmente i giornalisti. Anche i tifosi, come il resto della cittadina, pretendono chiarezza.

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Lo fanno attraverso un massiccio attacco di manifesti in ogni angolo della città. In calce la firma del gruppo ultras “Nessuna resa”. Sotto accusa gli attori della triste vicenda che ha portato all’agonia societaria l’US Angri 1927. Un manifesto pregno di rabbia. Parole dure. “La nostra protesta è sul modo in cui si fa calcio ad Angri, basato sui personalismi e sulle divisioni, e mai sulla volontà di fare un passo indietro e di mettersi intorno ad un tavolo e programmare un futuro migliore per i grigiorossi. Siamo delusi dalla totale indifferenza della classe imprenditoriale e commerciale verso il calcio cittadino, puntando il dito contro le varie amministrazioni comunali. Ad inizio campionato – scrive il gruppo Nessuna Resa rivolto al presidente Varone – hai promesso mari e monti, abbiamo riposto in te la nostra fiducia sottoscrivendo l’abbonamento e siamo stati penalizzati per ben cinque gare. Hai presentato in campo la formazione juniores per tre partite, nonostante la salvezza non fosse ancora matematica, umiliando così i pochi irriducibili che amano i colori grigiorossi, caro presidente siamo stufi di questa realtà, non servono Aldair, Ferrara o Montella a questa società…”.

Tra queste righe si consuma, in modo definitivo, la rottura tra questa parte della tifoseria e l’attuale dirigenza. Anche se la situazione potrebbe evolversi positivamente per la sopravvivenza del sodalizio. Non viene risparmiato il vulcanico, dinamico e iracondo primo cittadino, Pasquale Mauri. Come ogni primo cittadino anche Mauri è coinvolto irrimediabilmente nele vicissitudini della società. La critica verso Mauri parte da lontano “circa due anni fa, nella precedente campagna elettorale, durante una discussione sull’Angri, lei dichiarò di avere intenzione di coltivare patate nello stadio “Novi”. Tutto ad un tratto, per pura magia, il 14 marzo si è presentato allo stadio, accerchiato da 10 lecchini. Il giorno dopo ha dichiarato che si era molto divertito, bene, noi non ci stiamo affatto divertendo, visto che lei, come altri ha sfruttato la nostra fede soltanto per interessi elettorali…Dove è finita la sua passione? Come mai non riceve risposta da nessun imprenditore? Non ci venga a dire che esistono altri problemi, perché quelli, non li avete mai risolti…”. La situazione del calcio angrese rispecchia esattamente il momento di caos vissuto con la “new deal” mauriana. Ci sarà una via di uscita? Speriamo che Mauri lo dica pubblicamente.