Scuola dei tagli. In Campania la scure di Gelmini

Governo della cesoia. Con il regolare termine dello svolgimento dell’anno scolastico si pensa già all’avviamento del prossimo, che anche per quest’anno prospetta nuovi tagli all’organico del corpo docente e a quello ATA. Viale Trastevere a Roma, sede del ministero dell’istruzione calcolano che saranno oltre centomila insegnanti in meno, tra docenti di ruolo e supplenti. Una riduzione del 17% è prevista anche per il personale tecnico e ausiliario (Ata), ovvero bidelli e "amministrativi". È un taglio deciso quello operato dal Governo sulla scuola con il decreto sulla "manovra" e sulla base del programma triennale dei tagli. Il piano, infatti, dovrebbe garantire un risparmio di 4,6 miliardi nei prossimi tre anni (circa 450 milioni nel 2009, 1,6 miliardi nel 2010 e 2,5 miliardi nel 2011). Che sale a quasi 8 miliardi considerando i 3,1 di riduzione di spesa "contabilizzati" per il 2012. Con la stretta scatta anche una riduzione delle classi: entro l'anno scolastico 2011-2012 il rapporto alunni/docente dovrà lievitare «gradualmente di un punto». Il 30% dei risparmi complessivamente realizzati sarà comunque utilizzato per aumentare, dal 2010, gli stipendi dei docenti in funzione della loro valorizzazione professionale.

Per quanto ci riguarda da vicino, in Campania, in previsione del prossimo anno scolastico si prevedono quasi quattromila i posti in meno. In Campania, infatti, saranno concentrate ben 3866 delle 25.558 cattedre scomparse a livello nazionale. Ci saranno 1276 insegnanti in meno nella scuola primaria, 894 nella media e 1716 nella secondaria. Vistosi tagli anche per il personale Ata.

Quello che preoccupa ancora maggiormente è lo spostamento dell’asse del fabbisogno docente verso il nord che si completerà con la riforme federalista Calderoli attestando i tagli introno al 21,1% cancellando ben 60mila docenti nel solo sud. La Campania pagherebbe questo dazio con un 20% in meno di docenti negli organici previsti di diritto. Penalizzata soprattutto la scuola secondaria di primo grado con un vistoso meno 26.5%, seguita dalla scuola primaria con 21.5% e la scuola secondaria di II grado, quest’anno al bivio della riforma, con un – 16,8%. All’orizzonte un’altra calda estate di lotte.