Il Vescovo Illiano, interviene sulla questione Agro

Non parla in qualità «di sindaco dei sindaci», ma quale «padre spirituale di tutti gli abitanti dell’Agro nocerino sarnese». Il Vescovo della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, S.E. reverendissima monsignor Gioacchino Illiano, interviene rispetto all’attuale situazione sociale e politica che si sta profilando nella valle del Sarno.

«Il contesto socio-politico si sta sgretolando – ha dichiarato il prelato – c’è bisogno di fare qualcosa prima che sia troppo tardi». L’appello del pastore di anime non è il primo, in passato più volte ha chiesto attenzione per il destino sociale dell’Agro. Per il vescovo «non bisogna stare a guardare e rendere facilmente le armi, ma bisogna reagire. Ricordiamo gli anni ottanta».

Occorre «parlare di un Agro solidale» e di una politica che «vada oltre i personalismi che prendono il sopravvento insieme alla sete di potere». Monsignor Illiano è ancora più preciso: «Non bisogna dare la Cosa Pubblica in mano ad avventurieri politici della prima ora». Responsabilità di chi governa, ma anche dei cittadini: «C’è una “comunità” che purtroppo non sempre reagisce, rassegnata ed assuefatta». Conseguenze queste dell’immobilismo generale: «I cittadini non vedono più nulla di nuovo e tanti si allontanano disgustati».

Il Vescovo ha affermato: «Fermatevi! Rivedete i numeri, le persone e si progettino patti solidali». Il presule, rilevato il costume di fare e disfare che caratterizza la politica, dichiara: «Arriva uno nuovo? Il passato va tutto per tutto l’aria, si deve sempre rifare; ma così si perdono tempo e forze». «Vedere l’Agro che cala, che affonda – confida il prelato – mi da pena all’anima. Non lo dico da sindaco dei sindaci; lungi da me, ma da padre spirituale delle migliaia di cittadini dell’Agro che soffrono e sono in difficoltà». Ma cosa si può fare? Il Vescovo richiama all’episodio evangelico: «“Signore non t’importa che noi periamo?” A me importa e, quindi, dico: non abbandonate la nave nella tempesta».

E a chi si occupa delle sorti pubbliche dice: «Fermatevi e mantenete saldo il timone in questo grande momento di crisi. Lo farete per il bene dei cittadini e per il progresso di questa terra». Infine, a chi potrebbe parlare di influenze ecclesiastiche, aggiunge: «Anche in altre parti del mondo la Chiesa interviene senza fare scandalo, affermando il compito di guida spirituale e morale che le ha dato il suo fondatore». Ed ecco l’appello finale, riprendendo il testo dal documento della CEI “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno”: «Bisogna osare il coraggio della speranza!».