Vecchie stazioni ferroviarie

Rappresentavano un pezzo di vita quotidiana per milioni di pendolari. Storie spesso scritte sui muri, sfondo di “Lampada Osram” e “Poster” di Baglioni. Le vecchie care stazioni di provincia, abbandonate con il ridimensionamento strutturale delle Ferrovie dello Stato, simulacri di un malinconico degrado che ha seppellito i ricordi di chi ha fatto vivere questi piccoli universi fatti di piccole cose, tante piccole “meltin pot” incontro di destini e di quotidianità spicciola.

Una volta, non tanto tempo fa, in queste stazioni c’era il capostazione che ti offriva il caffé e fumava una sigaretta con il passeggero del binario due. Il campanello del binario uno annunciava l’arrivo i corsa del treno locale delle 7 e 30, marcato dall’orologio analogico con i numeri grandi, visibili a grandi e piccini, l’orologio in bianco e nero come era la televisione del guarda barriere posato sul grande pannello di comando con le lucine che indicavano il movimento del treno in arrivo. Non c’era il computer, ma solo grandi scaffali metallici che un po’ riportavano alla fantasia dei più piccini all’”uomo di latta” amico di Dorothy nel Mago di OZ. Anche le stazioni erano luoghi di favole e di storie inventate.

Stazioni che erano un pò la materializzazione del “viaggiatore” di Calvino, ognuno con un proprio preciso destino, che si ripetevano e si intrecciavano lungo i binari, e che oggi sono diventate, mestamente, più un luogo da ultimo istante di vita, un luogo per “trapassare”, dove il silenzio spettrale avvolge tutto e tutti nell’estrema “ratio”. In queste stazioni luogo remoto di memoria restano a cantare malinconia solo i grilli del binario morto. Uno di questi simbolici residui di archeologia urbana, dislocati sulla tratta metropolitana Napoli – Vietri sul Mare, è proprio la stazione di “Vietri sul Mare – Amalfi” inaugurata il 1 agosto del 1860, qui il viaggiatore Pinuccio ha colto, durante il suo passaggio, una sua spontanea testimonianza, un doloroso grido di perdita e lo ha condiviso con gli amici di Facebook (http://www.facebook.com/profile.php?id=1662761768&ref=ts#!/video/video.php?v=1406880616151).

Ecco cosa ha scritto Pinuccio in calce al suo video ‹‹Vietri sul Mare comune della Costiera Amalfitana (in Campania) con più di 8500 abitanti. Sorge all'estremità della valle Metelliana, tra il golfo di Salerno, e la costiera Amalfitana. Il territorio comunale confina con quello di Salerno. In estate si arriva anche a più di 25.000 presenze tra residenti e bagnanti che vengono dalle zone limitrofe e dal nord per le vacanze estive. Ma alla stazione non trovi nessuno, da anni è diventata una stazione fantasma. Nel video girato dal sottoscritto (video protesta ) ci si può rendere conto quando si arriva in quella stazione l'unico modo per avere informazione sugli arrivi e partenze e chiamare casa. Sul cartellone “arrivi – partenze” tutto c'è tranne gli orari, ci trovi le solite frasi: “amore ti amo”, “domani ti sposo”, “oggi innamorati domani sposati”. L'apparecchio giallo per vidimare il biglietto da quando sono andato a Vietri non è stato mai funzionante, il gabbiotto abbandonato con vetri a pezzi e alla fine si trova una scritta “area videosorvegliata”, ma da che cosa se non c'è niente? Si ringrazia vivamente le Ferrovie dello Stato. Guardate il video commentatelo, non era meglio dare un posticino di lavoro a qualcuno invece di dare un taglio a tutto?››, già anche la memoria, a Vietri per molti anni ha fatto il capostazione il mio compianto amico Michele Gallo, quante belle storie mi raccontava durante le visite alla piccola stazione, porta per l’incanto della “divin costiera”.

Quella costiera a pochi chilometri dalla stazione, luogo cara ad Ibsen, ma anche rifugio per artisti e molti altri personaggi innamorati della costiera dal napoletano Caprile al tedesco Richard Oelze, ai grandi Picasso e Carra che stazionarono nell’estrema Positano, meta anche di scrittori come Siegfried Kracauer, John Steinbeck, Corrado Alvaro, Dino Buzzati, Alberto Moravia, ma anche rifugio per gli intellettuali tedeschi, che dal 1939 al 1945 si rifugiarono a Positano per sfuggire alla tirannide nazista, dallo scrittore Stefan Andres, Armin Wegner, Martin Wolff, gente che contribuì ad alimentare il mito della “divina”.
Luciano Verdoliva