Fiume Sarno. C’è vita…

Quando la natura diventa un fatto straordinario. Lucrezio nel Liber I del “De Rerum Natura” descriveva la maestosità e l’impeto della natura dei fiumi quasi fosse attualità. ‹‹ Esistono dunque, senza dubbio, invisibili corpi di vento, che spazzano il mare e le terre e alfine le nuvole in cielo e, con subitaneo turbine avventandosi, le trascinano via; e scorrono e spargono strage, non altrimenti che quando la molle natura dell’acqua si rovescia d’improvviso con corso straripante: per piogge dirotte la ingrossa un gran defluire d’acque giù dagli alti monti, che scaglia rottami di piante ed alberi interi; né solidi ponti possono reggere all’assalto subitaneo dell’acqua che incalza: tanto il fiume, torbido per grandi piogge, investe gli argini con forza possente; con grande fragore li abbatte, e travolge sotto le onde grossi macigni, rovescia ogni cosa che oppone ostacolo ai suoi flutti››.

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Un necessario preambolo letterario, di spessore, per introdurre una notizia di cronaca, però, a lieto fine. La notizia, forse la più bella ed interessante di questo scorcio estivo, arriva dai ricercatori della stazione Zoologica “Dhorn”, per meglio intenderci l’Acquario di Napoli, che pochi mesi fa era, addirittura, a rischio chiusura per i tagli della finanziaria del ministro Tremonti agli enti scientifici e salvato grazie alla profonda sensibilità del capo dello Stato Giorgio Napoletano.

Bene proprio i “bio – scienziati” hanno fatto una scoperta unica nelle profondità alla foce del fiume Sarno, considerato un fiume morto per il suo alto tasso di inquinamento, senza precedenti in Europa. C’è vita e che vita, nei fondali ancora diafani a foce del Sarno. La ricerca scientifica condotta da Valerio Zupo, ricercatore della Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, ha messo in luce una fauna acquatica assai rara per una zona così altamente inquinata. La scoperta è avvenuta all’altezza del "Banco di Santa Croce". Grandi quantità e rarità marine. Molte specie di pesci ma anche il famoso e introvabile corallo rosso del Mediterraneo, spugne e gorgonie, custodite nelle profondità marine della foce del fiume Sarno. Un vero miracolo della natura imperante, visto l’alto inquinamento delle acque fluviali del Sarno. Anche lo stesso Zupo è meravigliato poiché la zona del Sarno è sì ricca di nutrienti organici ma anche piena di fanghi tossici, nonostante i tentativi di ripristino dell’equilibrio ecologico.

La presenza di queste rarità marine, come spiegano anche gli esperti, è dovuta ad una particolarissima combinazione di correnti che sospingono la maggior parte degli inquinanti alla foce, mentre quella che galleggia viene spinta al largo. I nutrienti organici residui diventano humus e nutrimento per le forme di vita fra pesci e piante. Oltre duemila le specie finora catalogate e nel Banco di Santa Croce, infatti, è possibile trovare: microrganismi che filtrano l’acqua come le gorgonie di vari colori; le spugne "incrostanti"; pesci e crostacei che talvolta raggiungono grandi dimensioni. La zona è da tempo un’area protetta in cui viene vietato qualsiasi tipo di pesca.