Viaggio di Ricognizione. Quando c’era Salvatore Quasimodo.

Il Nostro viaggio di ricognizione nei luoghi del “sistema vita” continua sulla “Divina costiera”. Dopo avere visitato il suggestivo borgo di Figlino a Tramonti e avere lasciato qualche goccia di memoria lungo la strada ferrata della stazione di Vietri, porta obbligata per la divina costiera torniamo sulla costiera. L’ombra dei Monti Lattari proteggono la sua suggestiva bellezza. Qui il ricordo di chi è passato spesso diventa un pezzo di storia immortale. Una delle più belle pagine della letteratura da viaggio fu scritta in questi luoghi da Salvatore Quasimodo, che proprio nella storica e suggestiva e arroccata Amalfi visse gli ultimi giorni della sua intensa vita terrena, prima di rinascere in cielo. Per il nobel questo antico paese marinaro aveva un significato particolare «Non ricordavo da tanto tempo un' aria che sapesse di mirto e un profilo di cipressi e pini come ad Amalfi, dove i fiori gialli del trifoglio sono già aperti nel gennaio, a Nord ancora duro di ghiacci, e le sorgenti filtrano sulle rocce levigate dal passo di preghiere dei cappuccini››, quasi un ritorno alla sua fanciullezza: ‹‹Qui è il giardino che cerchiamo sempre e inutilmente dopo i luoghi perfetti dell’infanzia›› scrisse con paciosa serenità.

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«I nostri occhi di pellegrini non si stancano di guardare cadute e salite a vortice verso la superficie dell' acqua di cupole di meduse e pagode di molluschi, minareti di ricci e capelli di anemoni, perché qui è facile dimenticare la morte e pensarla come eco cangiante delle grotte e dei calanghi o quando il mare è in tempesta e la voce delle sirene diventa minaccia…». Un’intensità unica, quasi un acquarello di parole, contenuta nell’ “Elogio di Amalfi” che Salvatore Quasimodo scrisse nel gennaio 1966, due anni prima che la morte lo cogliesse a contemplare la bellezza incantata della “Divina Costiera”. A fermare l’intelletto poetico fu proprio un ictus. Il poeta muore il 14 giugno 1968 a seguito di un’emorragia cerebrale, mentre presiede, ad Amalfi, un premio di poesia.

Per anni la morte del poeta Salvatore Quasimodo è stata emblema della malasanità in Costa d'Amalfi. Un lutto eccellente, causato, presumibilmente dalla lentezza della diagnosi, dovuta dall'atavica carenza di mezzi e strutture di soccorso. Quasimodo arrivò cadavere alla clinica Mediterranea di Napoli dopo che un ictus cerebrale lo colpì mentre era ospite dell'albergo Cappuccini. Muore a Napoli, dove era stato trasportato d'urgenza e dove qualcuno azzardò anche l’ipotesi che la sua morte potesse essere ricondotta ad un caso di malasanità.

Una targa, sulla facciata dell' Hotel dei Cappuccini, dove Quasimodo si trovava in vacanza, ricorda l' evento. L’epitaffio fu scritto da un altro illustre poeta meridionale, il salernitano, Alfonso Gatto: «In queste/ stanze aperte al sole della vita/ memore della felicità antica/ che sempre ispirò la sua poesia/ il premio Nobel/ Salvatore Quasimodo/ meridionale d' Italia/ uomo del creato di terra e d' acque/ s' ebbe morte prematura/ tra giovani poeti/ che con lui convitavano alle muse».

Si dovrebbe fare di più per tenere vivo ed esemplare il ricordo del poeta siciliano che lasciò ad Amalfi un testamento letterario di un’unicità commovente, magari partendo da un parco letterario. Resta tuttavia memorabile l’ "Omaggio a Quasimodo", promosso da Giuseppe Liuccio, nel 2002, in occasione del centenario della nascita. Alla commemorazione furono presenti ben tre Premi Nobel: Rita Levi Montalcini, Derek Walcott, Tony Morrison, oltre ad folto gruppo di narratori e poeti, provenienti da tutto il globo.

Qui Quasimodo sembra avere tracciato, in modo ineludibile, la sua immortalità letteraria, fatta di semplicità lessicale, di precisa descrizione, tipica del suo linguaggio semplice ed essenziale ma pregno di valenze: ‹‹Per descrivere le rive di Amalfi secondo una fotogenia tradizionale dovrebbero bastare le pubblicazioni turistiche, le sequenze dei documentari. Per trattenere la dimensione interiore della sua natura sono necessari gli incontri più sottili della mente: è un paesaggio che coinvolge la nostra anima in una serenità anche fisica, nell'equilibrio. Una misura più facile per segnare il tempo››. Quel tempo fermato come per una sorte di incantesimo, intreccio di parole e necessità di trovare la quiete restando il cronista essenziale dell’esistenza già vissuto nella poetica quasimodiana nella raccolta poetica dello stesso anno dell’ “Elogio”, ovvero “Dare e avere “, pubblicata nel 1966, con 22 poesie, dove predominava predomina l'opposizione vita-morte; il movimento circolare che anticipava il vaticinio della sua scomparsa con una prima avvisaglia del malore, ancora in viaggio, il poeta viene ricoverato al Botkin, a Mosca, per un infarto. Il movimento circolare si concluderà in una analoga situazione di ospedale a Sesto San Giovanni, a Milano, nel 1965.: ‹‹Uguale a sé la morte:/ una porta si apre, si ode un piano/ sul video nella corsia a tende/ di narcotici››, verso che sembrano preludere alla descrizione dell’ “Elogio”: ‹‹le pubblicazioni turistiche, le sequenze dei documentari››, linguaggio precursore del affannato mondo giornalistico che oggi viviamo e gettiamo via senza conservare più punti di riferimento didascalico, culturali e pedagogici.
Luciano Verdoliva