Angri. La suggestiva celebrazione di San Biagio

Il 3 febbraio e ormai alle porte, un giorno come tanti, ma durante il quale si respira un’aria diversa. Infatti in occasione della solenne celebrazione dei festeggiamenti in suo onore, molti i fedeli che si affidano alle cure di San Biagio, protettore della gola. E da giorni, che a Monte di Angri, fervono frettolosamente i preparativi per l’evento religioso: dalla revisione dell’impianto di pubblica illuminazione el riassetto del manto stradale, appena asfaltato nella piccola stradina, adiacente la traversa Pentangelo, che conduce i fedeli alla chiesa chiesa. Emozione per il parroco della nuova struttura Don Luigi la Mura, che segue con spirito organizzativo l’evento, che richiama anche piccoli studenti delle scuole primarie presenti sul territorio.

Secondo un'antica tradizione, gli angresi si recano nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli per farsi ungere la gola con l'olio santo e per mangiare dei piccoli panini benedetti. La gola dei fedeli viene unta con l'olio santo, utilizzando una penna di gallina con la quale viene tracciato il segno di croce. Nella simbologia agreste, la gallina indica la morte e la resurrezione, elementi su cui si fonda la dottrina cristiana. La gallina scavando la terra, unisce il regno dell'oltre tomba al mondo dei vivi, ma la morte nel mondo agricolo è legata alla vita, come insegna la natura: alla morte del seme segue la nascita della piantina.

Lungo la strada del ritorno, che si immagina piuttosto lunga, il santo converte molti pagani e compie due celebri miracoli. Il primo è il risanamento di un bambino che aveva una lisca di pesce in gola; è il santo stesso a dirci di avere dei poteri taumaturgici in questo senso, e di poter intercedere presso Dio a favore di chi, uomini o animali, avesse malanni dello stesso genere. Questo episodio delicato e affettuoso nei confronti del bambino, compiuto sulla via del martirio, ha valso a san Biagio la sua qualifica di protettore da tutti i mali della gola, che la tradizione ha confermato con un culto secolare, e che la Chiesa accoglie nella liturgia di questo giorno. San Biagio professò la sua fede in Cristo davanti all’imperatore e perciò fu picchiato con le verghe. Poi appeso, stirato e gettato in prigione. Mentre lo portavano in prigione lo seguirono sette donne che professavano Gesù Cristo come vero Dio e per questo furono decapitate.

Fu torturato con pettini che strappavano la carne, come quelli usati per cardare la lana: 'Dilacerato corpore, infractus animo resistit' secondo il racconto del suo martirio. Si racconta anche che convinse con la sua parola un lupo a restituire un maiale che apparteneva ad una povera donna. Essa poi ricambiò il santo infiltrandosi nella prigione e portandogli cibo e candele. Fu gettato in fondo al lago, ma due angeli lo riportarono sano e salvo a riva, quindi fu decapitato. Furono decapitati anche due ragazzi che erano in prigione con lui e che egli aveva istruito alla religione cristiana. San Biagio fu l'esecutore del testamento scritto di Sant'Eustrazio, quando questi fu martirizzato, e ciò è raccontato nella vita dei 'cinque martiri' venerati il 13 Dicembre dalla chiesa ortodossa. Fino a pochi anni fa la festa si concludeva con il pittoresco "ciuccio di fuoco", una sagoma raffigurante un asino posta su un carretto e adornata dai fuochi pirotecnici, poi per ordine pubblico fu abolita.
JeanFranck Parlati