Castellammare di Stabia. Chiude Fincantieri?

Ora è crisi vera per la Fincantieri. Speranze di riconversione, di nuove cordate e altre soluzioni sono solo chimere. Un terribile bollettino annunciato ma non sperato. Gli esuberi della Fincantieri sono 2.551 su una forza lavoro di 8.500 addetti e sugli otto stabilimenti, due (Castellammare di Stabia e Sestri Ponente) verranno chiusi. Immediata e indignata la reazione dei sindacati convocati da Fincantieri per il 6 giugno, ma le reazioni iniziali non lasciano molto spazio a trattative: la Uilm ritiene inaccettabile far passare il rilancio dai tagli all'occupazione; "Il piano non è accettabile perché chiude due cantieri e mezzo – dice invece il segretario generale Maurizio Landini – . Su queste basi non ci sono le condizioni per un accordo".

Fiom e Ugl chiedono l'intervento del governo nella vertenza e l'apertura di un tavolo nazionale sulla crisi del settore. "Un piano industriale rinunciatario" lo definisce invece Giuseppe Farina, leader della Fim: "Siamo disponibili a discutere di riorganizzazione e di efficientamento – dice Farina – a condizione che ciò sia utile a salvaguardare l'insieme della struttura industriale, i cantieri e l'occupazione". Proprio in vista del 6 giugno è stato proclamato uno sciopero di 8 ore. All’orizzonte una rovente estate di proteste per gli esuberi che riguarderebbero 1.400 addetti dei cantieri per i quali è prevista la chiusura e 1.150 negli altri cinque siti.

A Castellammare è stato organizzato un primo presidio di lavoratori all'impianto e alle aziende dell'indotto collegate. Fincantieri motiva la drastica scelta con la crisi del mercato della cantieristica mondiale e in particolare europea, crisi che si ripercuote in modo rilevante sulle navi da crociera che sono il nocciolo degli affari del gruppo Fincantieri. Nella cantieristica dopo il picco di produzione del 2007 con 85,9 milioni di tonnellate di stazza, spiega l'azienda, nel 2009 la domanda mondiale si è ridotta del 55% a 38,9 milioni di tonnellate e la quota europea si è ridotta sensibilmente: dal 30% degli anni '80, è scesa al 4% nel 2010. Dal 2008 al 2010, in Europa sono stati persi 50.000 posti di lavoro pari al 30% della forza lavoro. In Italia grazie agli ammortizzatori e al blocco del turn over finora non ci sono stati licenziamenti, ma pare che anche questa soluzione sia incontrovertibile.