Angri. La lezione di Daniela, e del papà, anche al giornalista

In questa fresca domenica di settembre avrei potuto parlare della Soget, delle elezioni scafatesi, dell’emergenza lavoro che preoccupa non solo l’Agro, di Sarno e dei problemi economici di Nocera Inferiore. Tanto su cui soffermarsi, ma mi soffermo, brevemente sulla storia di Daniela Vitolo, alla quale ho dedicato la mia attenzione all’inizio della scorsa settimana, prima sul quotidiano Metropolis e poi su queste pagine. Ho avuto letizia sentendomi, in parte responsabile con i miei colleghi, di avere smosso migliaia di persone, me compreso, che non avevano capito l’esatta gravità della malattia che affligge Daniela da qualche anno. Professionalmente nonostente un momento di vicissitudini, una nemesi, questo gesto spontaneo, assolutamente non premeditato, mi ha ridato uno slancio tale a continuare questa “amorevole” e complessa professione, fatta essenzialmente di soddisfazioni morali.

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Il riconoscimento più bello a questo impegno, che ho tenuto giustamente ben celato, è stata la sincerissima stretta di mano del papà di Daniela, incontrato per caso in strada. Reputo la semplicità di questo gesto la cosa più bella che mi sia capitata in tutta la mia ulta ventennale attività professionale. Una stretta di mano, tesoro inestimabile e intrinseco, impulso per chi usa l’esercizio letterario e della conoscenza mettendolo al servizio degli altri.

Appena qualche ora prima uno “sciocchino” mi aveva ammonito dicendo “Cambia mestiere che è meglio…ti consiglio battesimi e matrimoni, si guadagna abbastanza per vivere dignitosamente“. Dignità significa anche mettersi al servizio degli altri senza tornaconti, dell’amicizia, innamorati di un’idea. Daniela, ci sta dando una grande lezione di vita, iniettandoci un necessario ottimismo e una copiosa dose di perseveranza.
Luciano Verdoliva