Scafati. Bottoni incalza Aliberti

Aveva raccontato la sua verità sui beni confiscati alla camorra, sull’emergenza democratica al comune di Scafati, sulla difficoltà dei consiglieri comunali di accedere agli atti amministrativi: la Commissione regionale d’inchiesta antimafia ha deciso di sottoporre al segreto d’ufficio il resoconto della seduta fatta il 19 giugno scorso con Francesco Bottoni. La scorsa estate, quando fu approvato il piano triennale delle opere pubbliche, il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti era stato accusato dal Pd di aver cancellato per l’ennesima volta la ristrutturazione della casa confiscata al Clan Sorrentino che si trova proprio nei pressi della sua villa a Via Aquino. Una scelta questa, all’epoca, fortemente contestata da Bottoni che chiese chiarimenti al sindaco: perchè lasciare inutilizzato il bene confiscato al clan per circa tre anni? Perchè non stanziare neppure un euro sulla casa del boss in modo da trasformarla in un immobile di pubblica utilità? Domande che finirono, per scelta del primo cittadino Pasquale Aliberti in Commissione regionale d’inchiesta anticamorra davanti al presidente Gianfranco Valiante.

Il sindaco fu accolto il 4 maggio scorso in commissione. In quell’occasione fu esplicitato da Aliberti l’iter che ha caratterizzato l’immobile di via Aquino, rientrato nel 2010 nel finanziamento del Ministero dell’Interno di 200 mila euro per la realizzazione dei centri di aggregazione per i giovani ‘You and me’. Inoltre non era stato possibile inserire l’opera nel piano triennale delle opere pubbliche, né nel Più Europa – stando a quanto esposto dal sindaco – e quindi si stava valutando la possibilità di individuare nel bilancio regionale eventuali risorse da destinare all’immobile per finalità sociali. In quella data Valiante, incaricò l’avvocato Storti di scrivere al Comune di Scafati ed acquisire la copia degli atti relativi alla questione ‘clan Sorrentino’ e verificare l’azione della pubblica amministrazione in questo senso. Un mese dopo anche Francesco Bottoni fu ascoltato in commissione regionale anticamorra. In quella seduta del 19 giugno, l’ex sindaco aveva denunciato l’abbandono totale in cui si trova il bene sequestrato al clan Sorrentino ed aveva palesato al Presidente Valiante anche l’emergenza democratica al Comune di Scafati.

Nessun membro dell’opposizione nelle partecipate, numerose difficoltà nell’accesso agli atti pubblici, dubbi e perplessità su assunzioni al piano di zona, nella società che vincono appalti al comune, sprechi e la presenza di una segretaria comunale come Immacolata Di Saia dallo stipendio vertiginoso e con più incarichi in altri paesi. Un quadro completo insomma in cui il mancato stanziamento dei fondi per il clan Sorrentino rappresentava esclusivamente la punta dell’iceberg. Dopo qualche mese a verifiche non ancora effettuate per motivi burocratici, la Commissione decide di sottoporre la dichiarazione di Bottoni al segreto d’ufficio: gli atti ed i fatti emersi in quella seduta sono stati inviati alla Dia di Napoli e di Salerno ed al tribunale di Salerno per far luce su alcune criticità emerse.

Una serie di questioni che la commissione d’inchiesta presieduta da Valiante non vuole trascurare nè diffondere: gli atti top secret ora sono al vaglio degli organi competenti. Fiducioso, l’ex sindaco Bottoni: “In commissione ho semplicemente ribadito la mia verità e fatto presente alcune cose: avevo chiesto chiarezza e sono stato ascoltato. Sono fiducioso nell’operato della Magistratura che da maggio ad oggi ha iniziato il suo iter: mi auguro che ci possa essere un rapido chiarimento su tutte le questioni sollevate in quell’occasione e non solo”.

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