Angri. Avvocato del comune querela Angri’80

Riceviamo e pubblichiamo:

Sono state presentate da parte dell’avv. Antonio Pentangelo, responsabile dell’UOC Avvocatura del Comune di Angri, tre citazioni per diffamazione, ognuna delle quali notificata a Luigi D’Antuono, autore di articoli pubblicati sul nostro mensile, ad Antonio Lombardi, direttore responsabile di ANGRI ’80, ed all’editore, la Coop. Centro Iniziative culturali. L’avv. Pentangelo ci chiama davanti al Giudice di Pace di Nocera Inferiore per l’11, 18 e 25 marzo 2013 perché si ritiene diffamato: 1) dall’articolo pubblicato a pag. 3 del numero di settembre scorso, “ANGRI BATTE (EQU)ITALIA 1-0”, in cui si confrontava il diverso trattamento subìto da due avvocati di Angri. Il primo per riscuotere, dopo anni, un credito certo era dovuto arrivare fino al TAR, vincere la causa e, vista ancora l’inadempienza del Comune, farsi nominare un Commissario ad acta dalla Prefettura (con ulteriore aggravio di spese per il Comune); per il secondo c’era stata invece la determina di impegno dopo poche settimane dal riconoscimento del debito da parte del Consiglio Comunale; 2) dall’articolo pubblicato a pag. 17 del numero di ottobre scorso che, come si evince già dall’occhiello e dal titolo, “Avvocato non può essere caposettore – UNA GIUNTA FUORILEGGE”, evidenziava che l’Amministrazione Mauri aveva sbagliato a trasformare l’ufficio legale in Settore Avvocatura, in quanto l’Avvocato dell’Ente non può svolgere attività di gestione amministrativa; 3) dall’articolo pubblicato a pag. 1 del numero di novembre scorso, “Il silenzio dell’Amministrazione – A BRIGANTE, BRIGANTE E MEZZO!”, con il quale, vista, appunto, l’assenza di chiarimenti da parte dell’Amministrazione, documentavamo quanto da noi sostenuto sul numero precedente citando il “Regolamento degli Uffici Legali degli Enti Pubblici”, approvato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma nel 2004, e numerosi pareri del Consiglio Nazionale Forense.

Ogni citazione contiene la richiesta al Giudice di Pace di condannare: – D’Antuono, Lombardi e il CIC al pagamento all’Avv. Pentangelo di 4.000 euro ( più interessi e rivalutazione monetaria) a titolo di risarcimento per danni patrimoniali e non patrimoniali; – D’Antuono, in quanto autore dell’articolo, al pagamento di ulteriori 4.000 euro ( più interessi e rivalutazione monetaria) a titolo di riparazione pecuniaria; – D’Antuono, Lombardi e CIC alle spese di giudizio e alla pubblicazione, a loro spese, su varie testate giornalistiche della futura sentenza di condanna. Non riusciamo assolutamente a capire su che cosa fondi l’avvocato.

Pentangelo la sua accusa e la sua richiesta di 28.000 euro più annessi e connessi. In trenta anni di ANGRI ’80, è vero non abbiamo mai fatto sconti a nessuno, ma è anche vero che nessuno è stato offeso o si é sentito mai offeso dai nostri articoli; l’avv. Pentangelo è stato il primo e, probabilmente, resterà pure l’ultimo, perché, qualora la Giustizia gli dovesse dare ragione, dovremmo chiudere non solo per fallimento economico, ma anche perché significherebbe che in Italia non c’è più né libertà di stampa né libertà di opinione né diritto di critica, quantunque documentata. Sarebbe un duro colpo alla stampa libera ed indipendente, ed anche a tutta la categoria dei giornalisti, ma di sicuro la nostra trentennale storia di sacrifici e di impegno civile per la crescita culturale e sociale del nostro amato paese, ci impone di vendere cara la pelle e non lasciare nulla di intentato per difenderci e per avere Giustizia, in nome delle libertà e dei diritti costituzionalmente garantiti.

Antonio Lombardi (direttore Angri'80)
Luigi d'Antuono (Presidente CIC)