Nocera Inferiore. Droga. Un quartiere nevralgico

«Piedimonte “era” la roccaforte della spaccio». Ha esordito così, ieri mattina, il procurato Gianfranco Izzo nel corso della conferenza stampa indetta per illustrare i dettagli dell'operazione “Crucifix”. Nel suo intervento, il procuratore ha evidenziato le tante difficoltà incontrate dai militari nel corso delle indagini, dovute non solo «alle particolari caratteristiche morfologiche del quartiere, un dedalo di vicoli e cortili, ma anche alla assoluta mancanza di collaborazione da parte dei residenti della zona». Un silenzio che il procuratore lega non tanto all'indifferenza quanto alla paura di eventuali ritorsioni.

«Le persone dedite all'attività di spaccio -ha affermato- vivono in quel quartiere e, quindi, chi avesse voluto denunziare si sarebbe esposto al rischio di ritorsioni». Sulla stessa scia anche il maggiore Matteo Gabelloni, comandante del reparto territoriale di Nocera Inferiore. «Piedimonte era la roccaforte del gruppo e ci rendiamo conto delle difficoltà delle persone che hanno dovuto subire la loro presenza -ha dichiarato-. I pusher si muovevano nel quartiere dove era nati e cresciuti. Anche chi non gradiva la loro presenza ha dovuto fare i conti con gruppo criminale spavaldo, che si sentiva sicuro e che poteva anche contare su delle armi. Per queste ragioni riuscivano a incutere timore nelle persone perbene che vivono in quella zona».

Sulla mancata collaborazione dei residenti si sofferma anche il gip Paolo Valiante. «Si tratta indubbiamente di un complessivo clima di omertà di timore e di tendenziale avversione a collaborare con le forze dell'ordine -scrive-, che è, però, in parte ascrivibile anche al contesto culturale e sociale di fondo e le cui responsabilità, in ogni caso, non è possibile precisamente ascrivere all'uno piuttosto che all'altro degli indagati».
Tiziana Zurro