Pagani. Attività illecite. Tre arresti

Nella prima mattinata a Pagani e Nocera Inferiore i Carabinieri hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa in data 23 u.s. da gip tribunale Salerno su richiesta P.M. della procura distrettuale antimafia nei confronti di due paganesi e un nocerino, tutti pregiudicati. I tre sono ritenuti responsabili art. 416 (associazione per delinquere di stampo camorristico) – art. 74 d.p.r. 309/1990 (associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti) – art. 110 c.p.; 73 d.p.r. 309/1990 (concorso in detenzione e spaccio sostanze stupefacenti) – art. 110, 629 c.p.; art. 7 l. 203/1991 (concorso in estorsione, aggravata dal metodo e finalità mafiosa) – artt. 10, 12 e 14 l. 497/1974 (detenzione e porto illecito in luogo pubblico di arma comune da sparo) – art. 110, 513 bis c.p.; art. 7 l. 203/1991 (concorso in illecita concorrenza con violenza e minaccia, aggravata dal metodo e finalità mafiosa).

Il provvedimento cautelare è scaturito dalla condivisione da parte a.g. del quadro probatorio fornito da dipendente tenenza di pagani a termine di complesse indagini, condotte anche con ausilio di mezzi tecnologici dall’anno 2009 fino all’anno 2012, che vedevano citati indagati responsabili di una molteplicità di condotte illecite e che già in passato avevano consentito l’arresto in flagranza di altre cinque persone nonché il recupero di armi e stupefacenti. Veniva infatti delineato come, insieme ad altre 22 persone indagate a piede libero e S.F., nato a S. Egidio del Monte Albino nel 1949, già deferito dai carabinieri ed anch’egli tratto in arresto in virtu’ medesima ordinanza eseguita a cura n.i.c. polizia penitenziaria Roma per attività di indagine confluenti, predetti mirassero a garantirsi il controllo delle illecite attività estorsive e della gestione degli apparecchi videopoker nei pubblici esercizi. Inoltre veniva appurato come lo stesso gruppo conducesse relazioni paritarie con altri gruppi camorristici del napoletano e casertano e mediasse con questi la fornitura di stupefacenti avente destinazione gruppi di spaccio del capoluogo e della provincia salernitana.

Infine è stato evidenziato come il sodalizio, che aveva anche disponibilità di armi, era giunto a progettare eliminazione fisica degli avversari ed attuava strategia intimidazione confronti persone ritenute non affidabili, con conseguente assoggettamento omertoso dei destinatari delle azioni criminose allo scopo di ergersi a clan egemone operante in Sant’Egidio del Monte Albino a scapito degli ultimi membri ancora attivi del clan rivale, in precedenza operante in quel centro. Al termine delle formalità di rito, gli arrestati venivano condotti presso rispettive abitazioni, per restarvi assoggettati regime arresti domiciliari.