Angri. Giallo al cimitero. Cosimo Ferraioli s’interroga

“Mi chiedo tutto questo legno pregiato che fine ha fatto, visto che è Nostro”. Con questa inquietante affermazione, fatta ai microfoni di Agro24, il consigliere Cosimo Ferraioli interviene a “gamba tesa” nella triste e dolorosa vicenda che sta animando e sdegnando l’intera cittadinanza, soprattutto in rete: il taglio totale dei cipressi nel locale cimitero. La tragedia di tutta una comunità. Forte è lo sdegno in rete di centinaia di cittadini amareggiati per l’impopolare decisione del sindaco Mauri di radere a suolo un pezzo di storia cittadina, ma è altrettanto inquietante il giallo sullo smaltimento dei tronchi e della legna derivata dai tagli dei pregiati alberi. Da più parti a gran voce si chiede chiarezza al sindaco e alla sua fragile amministrazione sulle modalità di smaltimento dei pregiati fusti degli storici cipressi, parte della memoria storica cittadina, oggi abbattuti impietosamente e senza programmazione o preavviso.

A questo riguardo a porre l’inquietante interrogativo sulle oscure modalità di smaltimento è stato proprio Cosimo Ferraioli il capogruppo consiliare del centro sinistra. “Spero che il sindaco abbia fatto un ordinanza – dice Ferraioli – che ci sia una relazione tecnica dei soggetti abilitati, dal quale si possa rilevare la necessita e l’urgenza di fare questi abbattimenti Foto: Vorrei leggere le relazioni tecniche che hanno spinto l'amministrazione comunale di Angri a tagliare tanti alberi dal proprio cimitero. Voglio ascoltare i pareri degli esperti di botanica che hanno stabilito che gli alberi sono pericolosi. Vi prego rendeteli pubblici! Perché voglio capire se sono io a sbagliare, e a credere che gli alberi producono ossigeno  per la nostra aria inquinata e freschezza nelle calde giornate d'Estate. Sotto il silenzio di quali rami ricorderemo un congiunto, un amore o un amico che non c'è più?Il rispetto per la natura per me è come il rispetto per se stessi.La mia paura è che tutti questi pareri non ci siano. Gli scienziati, i professori, i saggi (quelli veri), si guardano bene dal promuovere certe sciocchezze. La decisione di "disboscare" mezza Angri nasce dalla impossibilità di poter fare manutenzione al proprio territorio. Dalla mancanza di fondi. E' una precisa scelta politica! Quella di eliminare tutto ciò che è vecchio e che non può essere curato. Una decisione che, nella freddezza della sua logica, nasconde qualche cosa di orribile. Perché se volessimo tagliare tutto ciò che è decadente in questo paese, tutto quello che non va e che ci costa, avrei serie difficoltà a salvare anche solo una persona tra tutte quelle che fino ad oggi ci hanno tristemente rappresentato.indiscriminati”. Si cercando serie motivazioni al feroce abbattimento dei cipressi. Tante ipotesi inquietanti alle quali cittadini e politici stanno tentando di dare una risposta.

“Che l’amministrazione Mauri non avesse una particolare sensibilità per il verde pubblico lo si è capito da subito, ma che arrivasse a tanto, nessuno se lo aspettava – dice Ferraioli -. L’inizio è stato d’impatto e si è scelto di operare per essenze: via subito i pini. Non molto tempo dopo si è passato all’attacco delle ultime magnolie presenti nel centro cittadino e adesso è toccato ai cipressi del cimitero: conviene chiudere i cancelli dei giardini privati, hai visto mai. E’ evidente che l’Amministrazione preferisce la soluzione radicale ai problemi: si eliminano non si risolvono. La giustificazione principale è che la manutenzione costa e così invece di preoccuparci di provvedere a mantenere quel poco di buono che c’è, per risparmiare, lo eliminiamo definitivamente. E si che qualche avvisaglia c’era stata: la chiusura del cimitero nei giorni immediatamente successivi al 6 marzo scorso nel quale forti raffiche di vento avevano causato molti danni, tra i quali quelli subiti dal cimitero nel complesso, dalle tombe e dagli alberi in particolare, era stata preannunciata da un comunicato”. Poi aggiunge: “Dalle foto allegate al comunicato si capiva che qualche cipresso era indubitabilmente sradicato, che qualche altro cipresso era più o meno danneggiato, ma che tanti altri cipressi erano invece, come sempre, ben saldi e slanciati”.
Luciano Verdoliva