Pagani. Cristina Pittoni ricorda il fratello Marco

Quando si perde un fratello meraviglioso come Marco, per mano di un delinquentello comune che gioca a fare il boss, si viene pervasi da un senso di disperazione e di ribellione che sembra non avere mai pace. Non basta sapere che i suoi assassini sono in carcere, nè ti dà sollievo il tempo che passa…ti senti defraudato, arrabbiato, infuriato che altri abbiano deciso del destino altrui senza pensare….che abbiano condannato una famiglia semplice ma felice, alla mera sopravvivenza e l'Arma dei Carabinieri alla perdita di una risorsa così importante. Mi faccio diecimila domande nella speranza di soffocare il dolore, chiedendomi ogni giorno perchè devo accettare che il mio bambino di un anno erediti dallo Zio solo il nome, anzichè il bagaglio di principi morali e di coerenza che lo avrebbero fatto crescere con rettitudine;

Mi chiedo perchè i miei genitori dovrebbero accettare di andare ogni giorno a riempire di fiori freschi la tomba di un figlio di 33 anni, morto senza un perchè, dopo averlo cresciuto con immani sacrifici e averlo visto fiorire in uno splendido giovane, pieno di risorse e voglia di fare; Mi chiedo soprattutto perchè mio fratello minore dovrebbe uscire ogni giorno e compiere il suo dovere di Carabiniere, sapendo che il fratello in una giornata di ordinario servizio ha perso la vita. A volte non trovo risposta e mi dispero….altre volte invece sollevo la testa e penso a Marco e alla sua forza e capisco l'inevitabile….Ci sono persone che non muoiono mai…ci sono persone che nella morte diventano più grandi, più forti, che con la loro vita sacrificata ti lasciano un messaggio, uno scopo, un esempio molto più chiaro di una vita vissuta.

Il tuo dolore di familiare viene messo in secondo piano, perchè ti accorgi che questi “Eroi della vita di ogni giorno” non sono morti, sono presenti in tutta la loro grandezza e se non fossero stati così “speciali”, oggi non saremmo così arrabbiati, così determinati a ricordarli, ad onorarli affinchè il loro nome non venga mai dimenticato. Se non fossero stati così “esemplari” non avremmo mai mobilitato persone e forze per gridare a tutti che siamo stufi della violenza, della delinquenza, dell' arroganza della Mafia nella nostra vita. Se non avessimo subito la peggiore delle prepotenze, forse non avremmo mai trovato la motivazione per lottare cambiando le cose. E se le morti di Marco, di Marcello, di Antonio colpiscono anche chi non li conosceva perchè talmente manifeste nella loro ingiustizia, è perchè arrivano nella nostra coscienza, come vibrando una stonatura profonda e risvegliando il senso del bene e del male che c'è in ognuno di noi.

Lo chiamano “Libero Arbitrio”…io lo chiamo semplicemente coraggio. Quel coraggio che ci chiede ogni giorno che persona vogliamo essere. Sicuramente Marco sapeva benissimo quello che NON voleva essere e ce l'ha fatto capire chiaramente…mi diceva sempre “ L'ignoranza e la prepotenza mi fanno infuriare!” Io gli rispondevo che forse doveva essere un pò più tollerante ma lui ribatteva che l'ignoranza genera paura e chi ha paura si maschera di prepotenza per difendersi. Così sono la mafia, la delinquenza…..si difendono dietro la nostra paura di testimoniare la nostra appartenenza alla giustizia, si nascondono nell'ombra delle nostre titubanze quando a decidere della nostra vita siamo solo noi. Decisamente Marco è stato fulgido dietro il suo agire e decisamente ha testimoniato a noi la grandezza della sua coerenza. Non è per niente facile ma se oggi siamo qui è per onorare il suo “personale coraggio”, se oggi siamo qui è perchè abbiamo sentito quella nota stonata e vogliamo cambiare musica, se oggi siamo qui è perchè tanto si può fare insieme per ribellarsi alla Mafia in tutte le sue forme e sostanze.

Riflettendoci oggi siamo qui alla luce del sole perchè altri prima di noi hanno dovuto andarsene per sempre prima che noi ci accorgessimo che le risorse per cambiare le cose sono dentro di noi, pronte a esplodere, a fruttare appena anche noi troveremo il nostro personale modo per ribellarci a chi vuole decidere per noi. Quando penso a Marco, penso soprattutto che da piccolo gli piaceva tanto giocare con le costruzioni ma non avrei mai immaginato che da adulto avrebbe non costruito, ma edificato intorno a se un tale esempio di vita. Ha cementato la sua vita nella legalità e quando la tempesta è passata Lui non c'era più, ma il suo castello è rimasto,….fortificato nella roccia come una fortezza inespugnabile a offrirci un rifugio e a rammentarci che anche noi possiamo…se vogliamo.
Grazie M. Cristina Pittoni