Nocera Inferiore. Vivere nel degrado senza sostegno

Da otto anni vivono in quell'appartamento al terzo piano di una palazzina di via Sant'Angelo in Grotti a Nocera Inferiore. Due camere, una cucina, i servizi. Nonostante le difficoltà economiche, con mille sacrifici, erano sempre riusciti a pagare il fitto, almeno fino a un anno fa. Poi, la mancanza di lavoro, qualche guaio con la giustizia e problemi di salute hanno complicato il già difficile quadro. Il bilancio familiare in rosso non ha consentito a Giacomo Ruggiero e Antonella Citarella di pagare il fitto, così il proprietario dell'immobile ha avviato le procedure per lo sfratto.

Oggi, Giacomo, Antonella e i loro due figli di 26 e 17 anni saranno costretti a lasciare quella casa e si ritroveranno in mezzo ad una strada. I due conviventi sono esasperati e con dolore e imbarazzo raccontano la loro storia, seduti intorno al tavolo della cucina, mentre il loro amato cagnolino scondizola accanto al divanetto. Antonella sventola le bollette della luce e del gas che non è riuscita a pagare. Bollette che ammontano a più di mille euro. «Ho cambiato diversi gestori, ora non posso rivolgermi più a nessuno. Presto ci toglieremo anche luce e gas – racconta Antonella Citarella, intrecciando nervosamente le mani -. Ci sono bollette di 8 euro che non sono riuscita a pagare. Non lavoriamo, il nostro reddito è pari a zero. I nostri genitori, quando possono, ci aiutano ma non hanno la possibilità di ospitarci e vivono della pensione. Abbiamo contattato i servizi sociali ma nessuno ci ha dato risposte. Speriamo che il sindaco Torquato ascolti il nostro appello e ci dia una mano. Non sappiamo dove andare e senza una casa. Mio marito che è sottoposto all'obbligo di dimora, inoltre, dopo lo sfratto potrebbe essere arrestato».

Giacomo e Antonella chiedono una sistemazione, un aiuto economico per cercare un nuovo alloggio o un lavoro. «Non abbiamo mai chiesto nulla, abbiamo cercato sempre di farcela con le nostre forze»,ripete continuamente Antonella, che lascia trasparire tutto il disagio di chi si trova a dover mettere in piazza i suoi problemi per invocare attenzione. A poche ore dall'arrivo dell'ufficiale giudiziario lanciano il loro grido d'allarme e si rivolgono alle istituzioni, al loro fianco l'anziana madre di Giacomo che commenta con amarezza: «Vivo con poco più di 400 euro al mese e non so come aiutare mio figlio».