Angri. Il sistema vocalico cittadino

Non è ancora chiaro se c’è amianto nei tre fondi prefabbricati di Rosa Rosa, Badia e Largo Caiazzo. Secondo l’amministrazione comunale e uno studio condotto dai tecnici comunali, non ci sarebbe pericolo di amianto.

La “comunicazione” di questa scoperta è stata resa nota attraverso un pubblico manifesto, che per altro manifestava un refuso di stampa che ha subito dato il via all’ilarità e alle polemiche sul social Facebook dove quasi tutti i commentatori del manifesto, (postato in foto con dettaglio della “U” mancante sull’intestazione, da Avanguardia Angri) hanno subito evidenziato che il problema persiste. D.S. evidenza: “il manifesto parla di una relazione dell'Ing. Ferraioli, fatta da un tecnico, quindi si sarà avvalso di strumentazione idonea e/o azienda esterna per rilevare le fibre di amianto (cito il comunicato "in tutti i fondi in questione le fibre di amianto sono assenti" scritto in stampatello grande e marcato).

Chiedo: chi ha fatto questa rilevazione? ho cercato sull'albo pretorio ma nessuna azienda ha avuto l'affidamento di questa indagine sulle fibre di amianto ne ho visto l'acquisto di strumentazione per la rilevazione per non parlare di una rilevazione da parte di autorità giudiziarie o sanitarie. Una relazione tanto importante, dato che riguarda la salute pubblica, dovrebbe essere “almeno" messa agli atti dell'Albo Pretorio, non ne vedo traccia (ma forse sono io che non so dove cercare); se il Sindaco e l'Ing. Ferraioli dicono che non ci sono fibre di amianto lo mettessero nero su bianco non su un manifesto ma con atto pubblico in modo che tutti ne possano prendere atto e poi verificare tale situazione attualmente è solo propaganda”. In effetti il manifesto, che porta la firma in calce del primo cittadino, non trova oggettivi riscontri tecnici che fanno pensare soltanto ad una artifizio comunicativo per togliersi da un imbarazzo che sta prendendo le pieghe della vergogna.

La città sta diventando la “capitale” dell’inquinamento da amianto. La letale fibra, infatti, non è presente soltanto sui tetti delle vecchie baracche ma anche sui tetti dei capannoni industriali abbandonati e in alcune strutture cittadine. Le varie associazioni chiedono a gran voce un censimento dell’amianto, senza di questo non si può tecnicamente quantificare la presenza di amianto sul territorio angrese. C’è contraddizione nel manifesto. Mauri prima afferma che è pronto “per cancellare definitivamente dalla realtà angrese il trentennale obbrobrio dei prefabbricati post-terremoto” ma poi afferma che “ci vuole tempo”. Il vero problema per l’amministrazione claudicante del solare Mauri, è il reperimento dei fondi: infatti per bonificare completamente, almeno le tre aree, ci vogliono circa 1 milione e 750mila euro, risorse non nelle disponibilità dell’amministrazione che per auto convincersi e acquietare le giuste preoccupazioni dei residenti nella zona si è “redatta” questa relazione annunciata in pompa magna su un manifesto che oltre a presentare qualche pecca contenutistica presentava anche qualche refuso di stampa sfuggito anche al ridondante staff.
Luciano Verdoliva