Pagani. Sequestro in un’azienda di trattamento rifiuti speciali

I carabinieri del Noe di Salerno, agli ordini del capitano Giuseppe Ambrosone, in collaborazione con i militari della tenenza di Pagani hanno apposto i sigilli ad un’azienda di recupero di rifiuti speciali non pericolosi, esclusi dal sequestro gli uffici amministrativi. L’azienda risiede in Via Madonna di Fatima. Il sequestro preventivo dell’impianto è stato disposto dal Gip Alfonso Scermino su richiesta del sostituto procuratore Marielda Montefusco. Al legale rappresentante della ditta è stato notificato un contestuale avviso di garanzia per aver violato le leggi in materia ambientale. In particolare, i controlli eseguiti dai Carabinieri coordinati dal capitano Ambrosone hanno evidenziato che l’impianto scaricava le acque reflue industriali nella fognatura pubblica, in assenza di autorizzazioni. Al legale rappresentante è stata contestata anche l’installazione, non autorizzata, e l’utilizzo di un’apparecchiatura di triturazione, determinando una sostanziale modifica all’impianto, senza una prescritta autorizzazione. Altra contestazione riguarda due impianti di triturazione che producevano emissioni in atmosfera e anche in questo caso non avevano l’autorizzazione prevista. Assenza di certificato antincendio anche per una cisterna di gasolio e di materie plastiche e di legno.

Dagli accertamenti effettuati dai Carabinieri del Noe presso la sede operativa della società è emerso che un impianto di triturazione mobile reperito nel piazzale di ingresso dell’azienda non rientrava tra le apparecchiature autorizzate nei provvedimenti abilitativi acquisiti dalla società per l’esercizio della sua attività; inoltre, per due impianti di triturazione, installati ed utilizzati, la società non aveva acquisito l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera così come previsto dalla Giunta Regionale della Campania. Sui piazzali dell’azienda di via Madonna di Fatima, erano stoccati ingenti quantitativi di rifiuti speciali nonché diverse attrezzature impiegate per il relativo recupero: il tutto era privo di adeguata copertura ed era completamente esposto agli agenti atmosferici, così che le acque piovane, a contatto con i materiali, trasportavano elementi inquinanti, divenendo acque reflue industriali, dovendo pertanto essere autorizzate secondo la disciplina degli scarichi.

Oltre a mancare questa autorizzazione mancava anche un depuratore per quelle acque. Il GIP ha poi proceduto alla nomina di un amministratore giudiziario anche al fine di impedire il totale arresto dello stabilimento e dell’attività d’impresa, con conseguenti ricadute negative sulla gestione economica della compagine e sui relativi livelli occupazionali, ma con il preciso compito di assicurarne la continuità operativa aziendale, salvo la rimozione delle irregolarità rilevate, immediatamente attivandosi per la cura di tutti gli adempimenti necessari a ricondurre a norma la condotta illecita, rimuovendo le irregolarità riscontrate. Il valore approssimativo dei beni sequestrati è di diverse centinaia di migliaia di euro.

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