Angri. La città in preghiera contro la guerra

Sabato 7 settembre alle ore 20.00 nella Parrocchia della SS. Annunziata di Angri c’è stata una veglia di adorazione per la pace in Siria, così come chiesto da Papa Francesco durante l'Angelus di domenica scorsa in piazza San Pietro. Ciascuno, in quella giornata, è invitato a pregare e digiunare, secondo la propria disposizione fisica e spirituale. L’adesione della comunità angrese all’appello lanciato da Papa Bergoglio è chiara e netta nel ribadire il proprio no all’avvio delle operazioni militari in Siria. Un paese già troppo indebolito dalla guerra civile tra i sostenitori del dittatore Bashar al-Assad, i cosiddetti lealisti, e gli insorti, i ribelli. Una situazione di stallo che ormai i Siriani vivono dal marzo 2011 quando il vento di rivolta della primavera araba cominciava a soffiare anche su Damasco, innescando le prime proteste di piazza contro il regime instaurato undici anni prima dal giovane esponente del partito Baath (che significa resurrezione).

Ovviamente il dittatore da un lato prometteva di realizzare le riforme richieste dal popolo, dall’altra reprimeva nel sangue le proteste. Ma giungiamo al fatto che avrebbe convinto il presidente americano Barack Obama che è giunta l’ora di far tuonare le armi in Siria: le accuse ribelli dell’utilizzo di gas nervino sulla popolazione civile da parte del regime di Damasco lo scorso 21 agosto, causando quasi 1300 morti, tra i quali molte donne e bambini e le immagini dei corpi straziati che fanno il giro del mondo. Al fianco degli USA, certi dell’esistenza di armi chimiche, come annunciato qualche giorno fa dal Segretario di Stato John Kerry, si sono schierate sin dal primo momento Londra, Parigi e Ankara in barba all’ONU, al Segretario Ban Ki-moon ed agli ispettori delle Nazioni Unite inviati in Siria per indagare sulla presenza delle armi chimiche. Lo schieramento dei non interventisti è composto dalla Russia, Cina, Italia e Germania, convinte che la via diplomatica è ancora perseguibile, interessi di parte permettendo. La situazione politica, economica e sociale già incandescente nell’area mediorientale preoccupa molto gli analisti e gli addetti ai lavori ed un intervento armato occidentale nella regione potrebbe sconquassare i fragilissimi equilibri tra Siria, Israele ed Iran.

Dal vertice G20 di San Pietroburgo di questi giorni non è uscito uno stralcio di accordo tra i capi di governo sulla questione siriana, anzi si respira un’aria di guerra fredda tra Washington e Mosca. L’unico ad alzare la voce è Papa Francesco che con i suoi appelli in piazza San Pietro e su twitter “Mai più la guerra!”, ha fatto il suo ingresso sulla scena mondiale, convocando anche gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede per favorire una soluzione di pace e condannare l’uso delle armi chimiche. Bergoglio è anche spinto dalla forte preoccupazione che l’ennesimo conflitto armato nella regione possa violare l’integrità territoriale e reprimere quella pratica civile che garantisce a tutti il diritto di professare pubblicamente la propria religione. Vogliamo l’impossibile, la pace?
Giuseppe Afeltra