Editoriale. Onere ed onore (breve riflessione)

Chi sceglie di percorrere la strada della politica, quanto meno quella dell'amministratore locale, dovrebbe mettere in conto che la sua non è vita di palazzo, ma di strada, tra i cittadini e soprattutto al servizio dei cittadini. Il buon amministratore è in grado di comunicare tra la sua gente, compresi i giornalisti (tanto amati e tanto odiati), forse meglio che restando dietro una scrivania, ancorato alle sovrastrutture di un potere spesso effimero, come i salamelecchi di corti decadenti ed ossequiose.

Dimenticare di comunicare con la gente, tanto elettori, quanto oppositori, delegando altri nel difficile ruolo del “comunicatore istituzionale”, prima o poi assicura uno scivolone.

È vero, noi “cronisti” sappiamo essere impertinenti, pungenti, supponenti ed a volte maliziosi, ma i nostri racconti sono reali, come le persone che incontriamo ogni giorno sul nostro cammino: cerchiamo la notizia e la raccontiamo con i nostri mezzi, quelli che sono arrivati negli anni grazie ai sacrifici di ogni giorno. Sia impressa sull’obiettivo di una telecamera o su di un taccuino sgualcito, la verità è la nostra prima regola. E se qualcuno mette in dubbio la verità… non può che ricevere quanto meno una riflessione.

La riflessione che in queste ore stiamo “comunicando” è difficile. Potremmo partire dal fatto che si preferisce etichettare come falso un “vissuto” da noi raccontato, pur di non ammettere una rotta errata, oppure essere continuamente ed inesorabilmente indicati come i sabotatori della realtà, pur di non riconoscere delle disattenzioni, o ancora sopportare la continua invasione nella nostra vita privata, forse perché le argomentazioni utili da usare sono davvero ben poche.

Non è nostro costume dare lezioni di politica, né tanto meno di comunicazione, ma una cosa lasciatecela dire: non siamo sul libro paga di nessuno e scegliamo di pagare il prezzo di “cattivi” rapporti istituzionali (forse con cattivi amministratori) pur di salvaguardare e portare alte l’indipendenza e la libertà di pensiero. Fuori dalle pagine dei giornali, a telecamere spente, a connessione web disattivata, scegliamo i nostri amici ed i nostri avversari (non nemici sia chiaro). Con il “camice da lavoro”, invece, non esistono etichette di buoni o cattivi. Non amiamo entrare nel merito della sfera personale di nessuno e ci auguriamo, sempre, che il buon amministratore faccia lo stesso, rimanendo il “buon padre di famiglia” che insegna ai propri “figli” a fare altrettanto. Purtroppo questo, soprattutto nelle nostre terre, troppo spesso non accade.

La politica è fatta di colori, ma i grandi uomini ed i grandi statisti non hanno colore. Ogni giorno, quando varcate la soglia del vostro “palazzo del potere”, entrando nelle vostre corti mielose, ricordate ciò che disse Amintore Fanfani di Alcide De Gasperi: “Fu uno dei pochissimi uomini da cui non udii mai un giudizio irrispettoso verso chicchessia”…
Lucia Trotta – direttore responsabile