Angri. Lite al comune. L’indignazione del centro sinsitra

Sull’imbarazzante vicenda che ha visto protagonisti di un alterato alterco, o latro, il primo cittadino di Angri Pasquale Mauri e il consigliere di”supporto” Marcello Ferrara continua la striscia di reazioni. Sulla vicenda intervengono anche i Giovani Democratici Angresi: “Quello che più ci interessa – afferma il segretario Francesco Ferraioli – è ridare dignità e credibilità al nostro paese. Non è bello prendere i giornali locali e leggere questa notizia su Angri in prima pagina. Non è bello per chi ci vive dignitosamente. Non è bello per chi lotta ogni giorno affinché si posino basi migliori per il futuro. Sinceramente non ci interessa sapere i veri motivi di tutto ciò. A noi Giovani Democratici interessa solo che questo paese riacquisti la forma di una città civile, vivibile e democratica. Quindi è arrivato il momento in cui questa Amministrazione circense raccolga i propri bagagli e sfratti dal Palazzo di Città. I poveri cittadini angresi non meritano questo scempio. La misura è colma. Se il Sindaco minaccia le dimissioni dia seguito alle sue parole. Per noi, lo ribadiamo, è un’esperienza amministrativa da troncare con effetto immediato”.

Anche Cosimo Ferraioli, centro sinistra fa le sue riflessioni sulla strana vicenda che si sarebbe consumata nella stanza del sindaco, e ora nelle mani della Procura della Repubblica: “Non intendo commentare o dare giudizi su questa storia incredibile – spiega Ferraioli – il gossip lo lascio alle chiacchiere da bar. Da capogruppo consiliare di opposizione, però, non posso non evidenziare che se i protagonisti dell’alterco non volevano dare spiegazioni all’opinione pubblica, allora avrebbero dovuto contenersi, e non scontrarsi in luoghi pubblici come gli uffici del sindaco. Comunque, anche se Ferrara e Mauri si sono limitati soltanto ad una lite verbale, è stata davvero fatta una brutta figura sul piano istituzionale”. Ancora Ferraioli continua: “Dal momento che la lite, o l’accesa discussione, si è tenuta al Comune, deduco che alla base ci sia una ragione politica, pertanto non posso non mettere l’accento sull’importanza pubblica della vicenda. In estrema sintesi, se la causa della lite è di carattere politico, Ferrara e Mauri non possono tirarsi indietro dal fornire le proprie spiegazioni”.