Angri. Acqua pubblica. I grillini attaccano l’A.D. della Gori

Si anima il dibattito dopo l’intervento dell’amministratore delegato della Gori S.p.A. Giovanni Marati, a mezzo stampa, il Meetup Amici di Beppe Grillo Angri, apropostito esprime alcune considerazioni qui integralmente pubblicate.

“Il dott. Marati fa la scoperta dell’acqua calda (è proprio il caso di evidenziarlo) quando afferma che l’acqua va pagata. Siamo perfettamente d’accordo e chiariamo che i Comitati acqua pubblica e tutti gli attivisti del Movimento 5 Stelle hanno sempre rispettato tale principio. L’AD di GORI tuttavia ci impartisce una bella lezioncina di legalità, proprio lui che rappresenta una società che ha accumulato in circa 10 anni un’ingente mole di debiti, frutto di una gestione fuori controllo, mentre una società che tratta un bene prezioso come l’acqua dovrebbe perseguire uno standard qualitativo più adeguato in riferimento al servizio erogato (l’acqua ad Angri è colma di calcio e ciò provoca notevoli danni agli elettrodomestici, agli impianti oltre che alla salute) e maggiore oculatezza da parte delle persone che lo amministrano.

L’AD afferma che ”La GORI fornisce un servizio pubblico distribuendo una risorsa, quella idrica, che è pubblica”: purtroppo per noi, non è così. L’acqua del nostro comprensorio è privatizzata e non è privatizzato solo il servizio di erogazione, ma la stessa risorsa. L’acqua non è una merce come le altre, è una “merce” vitale per l’esistenza umana e, non essendo possibile porla sul mercato come gli altri beni e servizi (non potendo avere + gestori su di una stessa rete come nel caso dei telefoni e dell’energia elettrica) non è possibile separare la proprietà e la gestione della risorsa. Ne risulta che chi (come la GORI) gestisce la risorsa ne ha nei fatti anche la proprietà, con tutti i risvolti (secondo noi negativi) che ciò comporta.

Lo stesso AD della GORI è espressione di questa evidenza: Marati, infatti, è nominato dalla componente privata (la Multinazionale Acea che a sua volta è controllata dalla multinazionale francese SUEZ) della società e non da quella pubblica e non può essere diversamente perché i patti parasociali hanno previsto questo tipo di rapporto, tutto spostato a garanzia degli interessi del privato. Quello che su di un altro tipo di merce potrebbe essere anche un fattore neutrale, non lo può essere assolutamente su di una risorsa così importante e delicata quale è l’acqua. Torniamo alla questione del pagamento del servizio. Il fatto che la GORI affermi questioni di diritto rispetto al pagamento delle bollette è alquanto paradossale essendo la stessa, la prima a non adempiere i propri doveri. La situazione economica di GORI è ai più poco nota: la GORI SPA potrebbe essere tranquillamente definita una società tecnicamente fallita. I debiti della GORI ammontano a centinaia di milioni di euro (verso la sola Regione Campania i debiti ammontano a 280 milioni di euro) e questi debiti non sono attribuibili alla morosità dei cittadini utenti ma sostanzialmente alla totale inefficienza della gestione ormai dimostrata da più di un decennio di sperimentazione sul territorio. E allora chi è che non onora i propri doveri? Qualche utente in situazione di difficoltà o la grande società che facendosi scudo del profondo intreccio, al limite del clientelare, con il potere politico regionale e nazionale, può permettersi di non onorare i debiti nei confronti di un ente pubblico, che di quelle risorse ne ha assoluto bisogno, anche perché questo stesso ente deve far funzionare ospedali, scuole, trasporti?

Si badi bene: la società regionale EAV di trasporti è fallita per un debito di 600.000 euro e la Gori si può permettere di stare in piedi e di non portare i libri in tribunale con centinaia di milioni di euro non pagati e, giusto per rincarare la dose, dei 280 milioni di euro che la Regione vanta come credito nei confronti di GORI, ben 70 sono stati condonati dalla stessa Regione. Paradossalmente se la Regione condona ben un quarto del credito vantato, perché la stessa società non dovrebbe fare lo stesso, magari condonando parte dei crediti vantati nei confronti degli utenti delle fasce più deboli? Lungi dal voler dare la stura a comportamenti colpevolmente elusivi da parte degli utenti, da cui noi ovviamente ci dissociamo, tuttavia crediamo che il problema sia più complesso, soprattutto alla luce del referendum del 12 e 13 giugno del 2011, nel corso del quale la maggior parte degli italiani (con una percentuale dei concittadini di Angri maggiore rispetto alla media nazionale) ha dato l’indicazione di volere una gestione del servizio idrico gestito dal pubblico, fuori alla logica del profitto e con forme societarie non SPA. La GORI va liquidata e i suoi libri contabili vanno portati in tribunale, così, oltre a chiudere con un decennio di cattiva gestione e mal servizio, probabilmente riusciremo a far emergere tutto quel sottobosco che ha determinato, alle spalle dei cittadini, una colossale svendita di patrimonio pubblico a servizio degli interessi di pochi (la casta che noi attivisti da sempre contrastiamo) Nello specifico dei distacchi, è proprio la natura particolare della risorsa “tagliata” che ci fa dire che la stessa non può essere lasciata in mano al solo gestore, che cura gli interessi di una multinazionale, ma deve avere organi sovraordinati a garanzia che debbano verificare le singole fattispecie e comunque, al di là del singolo comportamento elusivo, debba essere sempre e comunque garantito come diritto inalienabile la quantità minima (40 litri al giorno per persona) vitale.

Bene ha fatto il sindaco di Angri a ordinare il riallaccio del servizio, riprendendosi la potestà, almeno parziale, di intervenire sulla gestione. In troppi vogliono espropriare le comunità locali da questioni vitali (quello dell’acqua è sicuramente il più importante ma purtroppo non è l’unico esempio) a tutto vantaggio di grandi gruppi finanziari e imprenditoriali e dei loro delfini politici. E’ scandaloso che la GORI si sia potuta sostituire all’autorità giudiziaria togliendo l’acqua agli utenti morosi, non consentendo neanche il “prelievo minimo”. Riteniamo quindi che la GORI non debba produrre profitto, (anzi debba scomparire) non solo nel rispetto degli esiti referendari del 12 e 13 giugno 2011, ma anche in base ad un parere del Consiglio di Stato che ha ribadito che l'acqua non è una merce qualsiasi per il semplice fatto che non è fungibile o sostituibile con qualcos'altro ed inoltre, sempre il Consiglio di Stato, sez. II , con il parere n.267, il 25 gennaio 2013 ha confermato che “la remunerazione del capitale investito” non può essere reintrodotta neanche sotto voci diverse e pertanto sono illegittimi gli aumenti del 7% sulle bollette dell’acqua a partire da luglio 2011.

A tal proposito il Meetup Amici di Beppe Grillo Angri invita le famiglie coinvolte nella vicenda a passare dallo stato di morosità a quello di “disobbediente civile”, aprendo un apposito libretto al portatore e versandovi la somma dovuta alla GORI, detratta di tutti gli aumenti illegittimi, facendosi consigliare, in caso di difficoltà, dai responsabili dei comitati acqua pubblica. Il Meetup Amici di Beppe Grillo Angri, infine, invita l’Amministrazione Comunale a sollecitare la GORI S.p.A. al fine di provvedere alla restituzione dei canoni di depurazione 2005-2008 erroneamente pretesi ed incassati dalla società, dato che numerosi cittadini angresi hanno inoltrato regolare richiesta, seguendo le indicazioni pubblicate sul sito della stessa GORI, anche da oltre due anni senza aver avuto ancora alcun riscontro”.
Piervincenzo Costabile Co –Organiser Meetup Amici di Beppe Grillo Angri