Pagani. Crack al comune. Le esternazioni di Antonio Donato

«A Pagani, il disastro finanziario ha molti padri noti non è un “figlio orfano”, ha responsabilità che hanno nomi e cognomi che corrispondono a tutti quei Sindaci, assessori e consiglieri che per nove anni hanno sfasciato e ”mal gestito”». La pensa così l'ex sindaco di Pagani, Antonio Donato che, sabato mattina, insieme agli altri esponenti del Movimento Civico "La città che vogliamo" ha tenuto una conferenza stampa sul pre dissesto. «I bancarottieri del centro destra hanno portato Pagani al banco dei pegni, e ora i paganesi dovranno pagare le cambiali», ha tuonato Donato che ha snocciolato dati e numeri e si è soffermato sulle conseguenze che il pre dissesto avrà sulle tasche dei cittadini. Il totale degli aumenti delle tasse per ciascun cittadino, secondo le stime del Movimento Civico, sarà di circa 150 euro annui. Donato ha puntato i riflettori sulla Multiservice, società sommersa dai debiti (circa 6 milioni di euro quelli accertati) e che è stata dichiarata fallita, la cui fine provocherà anche la perdita di posti di lavoro e ha ricordato che la Fondazione, altra società messa in liquidazione, ha debiti per 196 mila euro.

Sotto accusa sono finiti gli ex amministratori, rei secondo gli esponenti del Movimento Civico, di essere rimasti sordi agli allarmi che pure erano stati lanciati dagli esponenti del centrosinistra. «Per anni abbiamo chiesto cosa stesse avvenendo sul terreno della dismissione del nostro patrimonio, e quale significato avesse continuare a mettere fra i beni da alienare, immobili che nessuno avrebbe mai acquistato – ha aggiunto Donato -. Per anni abbiamo chiesto cosa si stesse facendo sul terreno del recupero dell'immensa evasione tributaria che caratterizzava il nostro Comune, innazitutto su Tarsu e Tia. Per anni abbiamo invocato interventi sulla Multiservice per evitare il suo fallimento. Per anni abbiamo chiesto cosa si stesse combinando sul terreno della individuazione dei debiti fuori bilancio e sul piano di rateizzazione degli stessi. E non abbiamo ottenuto risposta».

Secondo Donato e gli altri esponenti di "La Città che vogliamo" il rischio dissesto non sarebbe stato scongiurato. «Se il mutuo per il piano di rientro non dovesse essere concesso -ha avvertito l'ex primo cittadino- bisognerà dichiarare il dissesto finanziario. La bancarotta comporterà l'aummento delle tasse, il blocco delle assunzioni, il divieto di contrarre mutui per realizzare opere pubbliche, l'indebitamento con la cassa depositi e prestiti per poter rientrare dal disastro finanziario e pagare i creditori del Comune. In sostanza, un ulteriore colpo alla economia di una città già spossata, un ulteriore colpo alle tasche dei cittadini costretti a pagare al massimo le rette dei servizi, i tributi comunali. Anche per questo a Pagani è ora di voltare completamente pagina e procedere a un repulisti radicale della politica locale».
Tiziana Zurro