La Regione Campania (già a cominciare dal periodo della giunta Bassolino ed ora con Caldoro) ha dimostrato una gestione alquanto discutibile sui fondi europei 2007-2013, arrivando al 2014 con un discreto tesoretto di diverse centinaia di milioni di euro ancora da impegnare e che si perderanno se non saranno spesi con la conclusione dei lavori entro il 2015. Aldilà delle critiche che possono muoversi ad una programmazione così lenta e ritardata, i rimedi attuali a volte appaiono altrettanto inefficaci e confusionari. Prendiamo ad esempio la delibera di giunta regionale n. 496 del 22/11/2013, definita di accelerazione della spesa (?) con la quale la Regione individua preventivamente un elenco di progetti di vari comuni (nell’agro nocerino-sarnese i PIP di Scafati e Sarno) attingendo a dati in suo possesso per precedenti bandi e risalenti anche al 2007-2008, ovvero diversi anni addietro. A fine dicembre 2013 la Regione invia a mezzo pec una nota ai comuni interessati chiedendo loro di produrre tutti gli atti che dimostrino che il Comune è dotato di progetto esecutivo appaltabile, senza indicare nella lettera nemmeno a quale opera si stia riferendo e fissando come termine per l’invio degli atti il 31 Gennaio 2014.
Diciamo che i comuni volenterosi ed attenti spulciando la delibera n. 496/2013 potevano dedurre quale fosse l’opera interessata ma non ci meraviglieremmo che qualche comune abbia trasmesso atti relativi a progetti diversi da quelli indicati nell’elenco allegato alla delibera di giunta regionale. In ogni caso i comuni, per la maggior parte, si sono affrettati, c’è da immaginarlo, ad inviare gli atti pur se l’opera in questione fosse superata e non più utile. Chi rinuncia ad un finanziamento a prescindere anche se deve fare una cosa che non gli serve più, magari con la recondita speranza di poter dirottare i fondi su altro? Ancora più discutibile è l’approssimazione della procedura immaginata dai funzionari regionali. La Regione nella nota non prende in considerazione in alcun modo le possibili coperture economiche delle opere e non indica la somma che intende mettere a disposizione, né una eventuale percentuale di finanziamento, per cui sono stati trasmessi progetti degli importi più disparati senza essere a conoscenza dei suddetti elementi. Altro che accelerata della spesa!
Una ulteriore brusca frenata con progetti dal costo anche elevato rispetto ai quali la Regione dovrà dire quanto è disposta a finanziare, i comuni a loro volta dovranno considerare se hanno la copertura economica per il residuo (cosa improbabile) per cui forse dovranno redigere (ove possibile) uno stralcio commisurato all’importo che la Regione deve stabilire e comunicare. Non sono noti i criteri con i quali saranno determinate le cifre per ciascun progetto né i tempi. Forse si sarebbe fatto molto prima facendo un bando “classico” e finanziando progetti (certamente più attuali ed utili) fino al raggiungimento della somma disponibile. Banale ma la Regione rifugge dalla banalità e perde tempo continuando a tenersi i soldi nel cassetto con il serio rischio di restituirne parte a Bruxelles.
Michele Russo





















