Pagani. Voto. Trotta intervista Donato

E' trascorso un po di tempo, per l'esattezza 12 anni da quando ha indossato per l'ultima volta la fascia tricolore di sindaco della città di Pagani. Antonio Donato, ci riprova. Tre liste a sostegno della sua candidatura: Centro Democratico, Cambia Pagani e Spazio Aperto. La grinta, l'inventiva, la praticità delle sue azioni restano sempre uguali. Si circonda di giovani ed anziani, del 70enne e del 20enne, perchè, come dice, intende applicare la logica contadina dello “nzierto”. “E' come costruire un ponte ideale tra le generazioni. Dico innesto perchè immagino questi giovani partire da radici un po più antiche, quelle dell'esperienza, ed arrivare al tronco per dare frutti prima, evitando allo stesso tempo malattie”
Non è facile, però, mettere insieme due generazioni così diverse…
“Ma non è poi così vero. Il 20enne è la voglia, la passione, un giacimento di impegni dal quale attingere ed anche una banca o una miniera dove tu cogli delle vivacità. Dal 70enne prendi l'esperienza, quella saggezza che ti da il tempo di orientarsi, sulle cui spalle è possibile vedere più lontano. E' questa l'operazione degli innesti”
E da questi innesti cosa si cerca di ottenere? “Innanzitutto costruire una comunità di cura. Salvare la città dalla palude. Pagani deve avere una spalata che la rimetta in equilibrio. Non può farlo un singolo, ma un sovrano collettivo, che viene fuori da uno sforzo dell'intera comunità. Da questo, in qualche modo, nasce l'idea della modifica dello statuto, che deve guardare a strumenti della partecipazione, con tempi e regole certe, altrimenti è indecisione e non possiamo consentirlo”.
Non ritiene azzardato parlare di strumenti di partecipazione dopo le esperienze del passato? “Parlo di strumenti nuovi. Ad esempio i contenitori. Il luogo del chi, come e dove si decide. Dove ogni scelta nasce da una discussione tra il privato, l'istituzione, ed il cittadino”.
Crede possa servire questo alla città?
“Pagani è in una stretta, dove la bellezza è andata in esilio. Strade degradate, rifiuti in strada, verde abbandonato, scuole dove piove dal tetto. Per mettere ordine, ci vuole una comunità di cura che si coniuga con quella operosa. Questo serve alla città. Solo così può avvenire una messa in riequilibrio dell'intera città. Pagani è oggi una città seduta, rassegnata, disperata…. sperduta. Dobbiamo ora costruire una bussola per rimetterci in rotta. Noi vogliamo essere un pezzo di questa bussola”.
Firmando un patto con i cittadini…
“Certo. Non c'è solo una dichiarazioni di intenti. Se non faccio quello che prometto? Vado a casa. Se non rispetto il patto? Pago la sanzione. O realizzo in trenta mesi oppure vado a casa…”
Cosa intende realizzare?
“Innanzitutto dobbiamo affrontare il debito. Non si può agire sull'abbassamento delle percentuali dei tributi, a causa del pre-dissesto. Quindi noi abbassiamo i costi. Parlo del servizio di igiene urbana. Poi, io penso ad un rapporto dinamico con il luogo, di cui avere attenzione e riguardo. Abbiamo Chiancolelle, ad esempio, 70 ettari di bosco da valorizzare, che possono dare possibilità magari a 5 o 6 giovani di lavorare. Oppure ipotizzo un ente fiera avicola, dove far lavorare due persone tutto l'anno, più stagionali. Mettere a valore , insomma, quello che abbiamo e le antiche tradizioni. Ma tante risposte ai mali paganesi, le possiamo trovare anche se ci spostiamo in un contesto più ampio. Pagani città libera, civile, solidale e mediterranea all'interno della città dell'agro”. Ambiente, economia, sviluppo sociale.. “.. e cultura. Immagini un palcoscenico diffuso: la notte dei talenti, i giardini sonori, laboratori di creatività. Offriamo ai giovani del nostro territorio un palcoscenico naturale dove manifestare la propria creatività. Da qui verranno fuori le energie e le risorse finanziarie”.
E questo vi differenzia dagli altri… “Noi siamo diversi, alternativi, vogliamo andare oltre ed essere altro. Ed il modo in cui stiamo finanziando questa campagna elettorale lo dimostra. Diamo una dote ad ogni aspirante consigliere. Un blocchetto da cinquanta euro, con tagliandi di due euro. Chi ci vuole finanziare, può contribuire così. Evitiamo soggezione, ma anche condizionamenti possibili. E' un prestito temporaneo. Il denaro come strumento e non fine. Poi, una volta al governo, al sostenitore possiamo restituire i soldi, dai compensi degli assessori, oppure con il suo contributo possiamo piantare alberi a Vasca Pignataro, comprare quattro panchine all'ingresso del cimitero e tanto altro ancora. Purtroppo allo stato di cose, l'ordinario è diventato straordinario”.
Non tutti gli avversari in questa competizione elettorale la pensano così. “Qualcuno continua a dire bugie. E parlo di D'Onofrio. Possibile che non sappia la condizione del comune? La conosco io attraverso gli atti deliberativi dei commissari… L'ho sfidato in pubblica piazza, così chiariamo una volta e per tutte quanto è questo debito. Se gli otto milioni che ho letto io o i due milioni che dice lui. Poi, c'è chi sceglie l'incoerenza e parlo dei “rottamatori”, che in nome del rinnovamento hanno scelto l'unica novità che è il vecchio. Almeno truccatelo, questo Grillo saltimbanco”.
Lucia Trotta