E’ stato l’ultimo abate della Collegiata di San Giovanni Battista, la monumentale abazia cittadina che ospita anche la statua del patrono San Giovanni Battista. La città piange la morte di Don Alfonso Raiola l’abate ultranovantenne amato da tutti gli angresi. Chi lo ha conosciuto in questi 70 anni di sacerdozio, festeggiati lo scorso luglio, certamente non dimenticherà la sua figura, il suo carattere spesso ironico. Un sacerdote molto attento ai problemi umani e alla vita delle sua comunità. Il cuore di Don Alfonso Raiola, ha cessato di battere alle 18,00 circa di ieri.
La notizia in pochi minuti ha fatto il giro della città lasciando nello sconforto un intera comunità che ha sempre considerato l’ultimo il vero custode del Santo Protettore. Nato nel 1919, giovanissimo aveva preso i voti nel 1943 fino al 2006 aveva guidato la collegiata di San Giovanni Battista, quando pensionato lascio ad una più ordinaria gestione dell’abbazia il posto al primo parroco della Collegiata: Don Enzo Leopoldo che ereditò una pesante responsabilità. Negli anni del suo sacerdozio divenne attento conoscitore delle antiche tradizioni locali. La sua vita era la sua missione sacerdotale carismatica, fatta con tanto amore. Grande promotore del verbo di Dio seppe diffondere, con innata semplicità, la parola di Dio ad una comunità di fedeli di cui è sempre stato una grande guida spirituale.
Fu l’abate tra la gente, prima della santa messa era sua abitudine mettersi al lato della chiesa e praticare l’ufficio della confessione peri tanti fedeli che erano pronti a farsi assolvere. Tanti sono gli aneddoti sull’abate monsignor Raiola. Resta famosa la sua frase che è anche stato un po’, in sintesi, il manifesto del suo pensiero: “Sono un sacerdote che non potrà mai diventare un Papa..gallo”. Ancora quella più popolare, in occasione delle feste patronali che lo vedevano attendere il rientro dalla processione della statua lignea del patrono Battista: “San Giovanni ti è piaciuta la festa?” Quando attendeva al capolino la statua dell'amato patrono. Sono stati tantissimi, soprattutto i giovani, con le lacrime agli occhi, che hanno voluto rendere un ultimo intenso saluto all’abate prima nella camera ardente della Congrega e poi per l’ultimo saluto nella sua amata collegiata dove ancora palpabile la sua presenza.
JeanFranck Parlati























