Angri, fuori dalla chiesa, i fotografi pronti all’udienza con il Papa

Domenica 11 maggio i fotografi di turno per le comunioni presso al Chiesa della Madonna del Carmine hanno avuto un vivace scambio di opinioni con il parroco Don Silvio Longobardi. Il prete ha invitato i fotografi ad accomodarsi fuori dalla chiesa perché per le foto e il video della cerimonia religiosa avrebbe provveduto in proprio e con il ricavato delle “offerte” avrebbe fatto beneficenza. Una vicenda che ha innescato una aspra polemica tra le parti e che ha visto compatti i fotografi angresi che nella giornata di ieri hanno addirittura incontrato il vescovo Giudice.

“Siamo stati ascoltati dal Vescovo, – dice Paolo Novi portavoce della Afpa, l’associazione dei fotografi – che si è preso qualche giorno per ascoltare entrambe le campane prima di esprimersi sulla vicenda. Siamo molto delusi da questa situazione, ed anticipo che non ci fermeremo qui, ma se si continuerà di questo passo noi ci rivolgeremo a Papa Francesco. Dal nostro canto, nonostante quello che è successo, l’Afpa ringrazia tutti quelli che in questi giorni ci hanno incoraggiato ad andare avanti e ci hanno dimostrato vicinanza, tra questi innanzitutto i fedeli della stessa comunità del Carmine, e poi moltissimi componenti del mondo religioso e laico, nonché associazioni e le istituzioni del territorio che hanno anche tentato una mediazione. Infatti, un caso simile è più unico che raro! Per le comunioni del 25 marzo noi ci recheremo alla Chiesa del Carmine, così come in tutte le altre chiese su richiesta dei fedeli. E se non ci permetteranno di nuovo di entrare, noi protesteremo fuori la Chiesa, sempre pacificamente per il rispetto del Sacro e dei fedeli. Una questione che ci amareggia molto perché noi non siamo nuovi a sostenere progetti benefici, ad esempio, su indicazione dei vari sacerdoti, offriamo il nostro lavoro gratuitamente a quei bambini, le cui famiglie non possono permettersi di pagare, e diversamente non potrebbero portare a casa un ricordo della prima comunione dei loro figli. Ci dispiace molto essere stati accusati di pensare al nostro guadagno, che ammonta a circa 60 euro per ogni lavoro, soprattutto perché se il parroco del Carmine ci avesse coinvolto noi avremmo contribuito a fare beneficenza ed a sostenere questa ed altre iniziative di solidarietà. Però la beneficenza non si impone!”.

Dice la sua anche Don Silvio Longobardi: “Sono rimasto molto sorpreso da questa presa di posizione, perché ho spiegato le ragioni che mi muovevano nel fare certe scelte pastorali. Io credo molto nei valori della gratuità e della solidarietà, che nascono dall’amore per il Signore e dal desiderio di far crescere la Chiesa. Ebbene, ho voluto applicare il criterio della gratuità in questa comunità anche aiutando le persone a capire che niente è dovuto, non ci sono delle tariffe. Le persone devono essere educate a dare con libertà, e questo vale per tutti i sacramenti. I fedeli della nostra comunità parrocchiale sanno che qui non si paga niente, ci sono solo libere offerte perché la vera responsabilità si gioca nella libertà. Allora ho pensato che questo criterio dovesse essere applicato non solo ma anche alle prime comunioni, e conoscendo degli amici fotografi ho chiesto loro di poter mettere a disposizione gratuitamente la loro competenza e professionalità per offrire un servizio. Noi, ad esempio ai giovani cresimandi o alle famiglie dei bambini che fanno la prima comunione, chiediamo semplicemente di dare un’offerta così come loro sentono di poter fare. Questa offerta non entrerà nelle tasche di nessuno, ma verrà destinata a dei progetti di solidarietà in Burkina Faso, e nello specifico alla realizzazione di una casa per le studentesse in Burkina Faso, per assicurare il diritto allo studio delle donne in Africa. Quindi quel poco che le famiglie daranno parteciperà ad un grande progetto e farà sentire anche i bambini coinvolti in questo progetto, li farà sentire protagonisti di una storia, non importa l’offerta data per piccola che sia.”
Luciano Verdoliva