Sarno, sedici anni dopo… la memoria ancora nel fango

Gli anni trascorrono. Dovrebbe rimarginarsi la ferita ma resta quel profondo solco nel Sarno, vero monumento al dolore, quello della mente e della memoria. Sedici anni dopo e di quel triste 5 maggio 1998, quando la frana assassina distrusse interi quartieri procurando ben 137 vittime, resta ancora vivo il ricordo, lontano dall’essere dimenticato. Sarno cittadina anonima e sommacchi osa divenne improvvisamente e in maniera macabra il centro del mondo, inondata da una colata di fango e detriti che restano ancora oggi impressa negli occhi. Restano intatti anche i simboli di quella tragedia. Ancora oggi lenta e lontana appare la completa ricostruzione e messa in sicurezza, resta ancora da fare sedici anni dopo.

Tanti i nodi da sciogliere, nonostante siano già stati spesi cinquecento milioni di euro, per i lavori di messa in sicurezza. Tutti fuggono dalle responsabilità, da quella scomoda tragedia. Un inspiegabile rimpallo di responsabilità preclude ad un nuovo possibile pericolo: i canaloni continuano ad essere accumulo di rifiuti di ogni genere, i lavori di messa in sicurezza non sono mai terminati e resta ancora da risolvere le procedure espropriative del comparto abitativo Pedagnali – Casasale in Episcopio, le cui abitazioni sono state consegnate a settembre 2012, ma gli assegnatari delle abitazioni non risultano ancora proprietari degli immobili, restano ancora da completare le procedure espropriative, sono ancora in corso le procedure inerenti i cespiti caratterizzati da complessità catastali.

Vasche e canaloni che da anni dovrebbero essere consegnati al Consorzio di Bonifica, dall’Arcadis, ma il condizionale è d’obbligo. Opere mai collaudate, in località Torregatto, zona San Vito, con la linea rossa non è stata mai modificata nell’ultimo decennio. In caso di forte pioggia nemmeno più gli allarmi entrano in funzione. A Sarno i lavori sono fermi al 90% a Bracigliano, i lavori sono fermi al 45%. Le vittime aspettano ancora giustizia.