Scafati, contro il commercio abusivo Ambrunzo scrive al sindaco

Commercio abusivo e occupazione di suolo pubblico, scatta l’interpellanza per contrastare lo “scempio” dei marciapiedi che avviene puntualmente ad ogni festa “commerciale”: San Valentino, 8 Marzo, festa della mamma. E’ il consigliere di Rinnovamento Democratico Michelangelo Ambrunzo che scrive al sindaco e agli uffici preposti per frenare questo fenomeno di illegalità diffusa. “Preso atto che è notevolmente aumentato in città il numero di venditori abusivi di oggettistica, di fiori e di generi alimentari – si legge nell’interpellanza – che soprattutto nei giorni di ricorrenza e festività, sbucano in ogni dove, occupando marciapiedi e spazi pubblici con istallazioni temporanee o permanenti Dehors; che questi venditori contravvengono ad ogni regola commerciale, fiscale e di sicurezza stradali e norme igieniche e sanitarie; accertato che questo fatto determina pesanti danni al commercio regolare e un forte giro di distrazione fiscale".

E ancora: "Preso atto che tale commercio illegale è ben strutturato ed è noto alla polizia locale di Scafati. Che il sottoscritto consigliere comunale, ha contestato e fatto verbalizzare i fatti descritti nella nelle riunioni della commissione legalità, trasparenza e commercio. Interroga il signor sindaco per sapere: se intende rafforzare il gruppo della Polizia locale; se intende istituire sul problema un tavolo permanente con il decisivo coinvolgimento della magistratura in sinergia con le forze dell’ordine; Se intende combattere con tutte le forze questo fenomeno simbolo del degrado civico; Se intende riassegnare al Corpo della Polizia Municipale il compito di identificare tali venditori abusivi; Se intende dotare la Polizia Locale dei mezzi e dei locali idonei per effettuare in modo costante ed efficace il sequestro della merce”. Qualche mese fa il primo cittadino Pasquale Aliberti scrisse alla Polizia Municipale affinché inasprisse i controlli contro l’abusivismo, la sosta selvaggia e l’occupazione abusiva di suolo pubblico. Forse quella lettera ancora non è stata letta.
Adriano Falanga