Pagani. Area industriale ex Fatme. Donato e Greco perplessi

Riconversione area industriale ex Fatme: i consiglieri comunali Antonio Donato e Rita Greco di “La città che vogliamo”, in vista del Consiglio comunale che lunedì sarà chiamato a discutere della variante urbanistica, chiedono chiarimenti al sindaco e agli uffici comunali. I due consiglieri di minoranza rilevano che nel business plan, presentato dalla consorzio che ha chiesto la variante per procedere alla riconversione dell’area, ci sarebbe solo una descrizione sommaria del progetto d'investimento ed illustrazione del tipo di impresa che si intende creare; non ci sarebbe una presentazione dell'imprenditore e del management (esperienze pregresse e ruoli nella nuova iniziativa). Non esisterebbero un’analisi di mercato, le indicazioni sul mercato, sulle caratteristiche della concorrenza e su fattori critici, gli obiettivi di vendita ed organizzazione commerciale, un piano di marketing, una matrice strategica di posizionamento, un'analisi su redemption della campagna pubblicitaria, una descrizione della fattibilità tecnica del progetto relativamente al processo produttivo, alla necessità di investimenti in impianti, alla disponibilità di manodopera e di servizi quali trasporti, energie, telecomunicazioni.

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Non ci sarebbe un piano di fattibilità economico-finanziaria, l’indicazione del fabbisogno finanziario complessivo (per investimenti tecnici, immateriali e per capitale circolante) e delle relative coperture;, le informazioni sulla redditività attesa dell'investimento e sui fattori di rischio, l’indicazione degli investitori coinvolti e la proposta di partecipazione richiesta alla Finanziaria, una sintetica valutazione dell'impatto ambientale del progetto, un piano temporale di sviluppo delle attività e i livelli occupazionali su base quinquennale o triennale. Seondo i due consiglieri comunali di opposizione la proposta di variante avanzata dal consorzio è stata avviata ai sensi dell’articolo cinque del Dpr 447/98, ossia per iniziativa imprenditoriale singola mentre essendo un ente consortile di più aziende la variazione urbanistica configurerebbe l’ipotesi di lottizzazione/ Pip che è contemplata dall’articolo 2 dello stesso decreto che non può essere applicato perché la Regione Campania non ha più dato seguito al regolamento previsto dalla legge. In pratica l’art. 5 del D.P.R. 447/98 consente la variazione della destinazione di un’area intesa come unico lotto, appartenente ad un unico soggetto.

I due consigliere rilevano ancora che, dalla documentazione in atti, si rileva che il “Consorzio Fatme” non è proprietario né promissario acquirente dell’area interessata dal procedimento di variante, ma risulterebbe, a detta del presidente del Consorzio titolato di fatto alla presentazione della richiesta di variante straordinaria ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. 447/98; che esiste una netta e sostanziale differenza tra l’avente titolo alla presentazione dell’istanza relativa alla variante di che trattasi e l’avente titolo al rilascio del provvedimento finale. Del resto, il procedimento di variante straordinaria si conclude con il rilascio del titolo abilitativo e di esercizio delle attività all’avente titolo, ossia al proprietario dell’area. Donato e Greco sottolineano che la variante straordinaria sembra interessare l’intera area, mentre l’iniziativa imprenditoriale non è stata progettata su tutto l’insediamento; che il già noto articolo 5 consente al soggetto unico, qualora il progetto presentato sia in contrasto con lo strumento urbanistico, o comunque richieda una sua variazione e secondo i commi 1e 2 del medesimo articolo 5, la variante puntuale al P.R.G. di una singola area/insediamento, non contemplando e quindi vietando ogni forma di lottizzazione o di frazionamento delle aree e dei corpi di fabbrica; che «in allegato alla nota prot. Gen. Com. n. 0022309 del 24/07/2012 (cfr pag. 2 e 3 dell’allegato “scrittura Privata”) il Presidente del Consorzio FATME ha trasmesso una “scrittura Privata” dalla quale si evince che i membri del consorzio “hanno sottoscritto con la Immobiliare UNO srl separati contratti preliminari di compravendita degli immobili industriali esistenti nell’ambito della descritta consistenza immobiliare (!), ovvero che potranno essere ricavati dalla riattivazione degli impianti industriali di proprietà dell’Immobiliare Uno srl.».

I due consiglieri comunali chiedono chiarimenti su tutti i dubbi sollevati e di conoscere quale sarà la procedura con la quale verrà rilasciato il succitato provvedimento finale di autorizzazione-titolo abilitativo; se è legittimo avviare la Conferenza dei servizi (ex art. 5 SD.P.R. 447/98) su l’intero insediamento-area ad oggi agricolo per il cambio di destinazione ad industriale, se parte di quest’area non è interessata da alcuna attività industriale; se non si doveva prescrivere anche la conservazione dalla destinazione agricola su quelle aree e non la sola prescrizione di dover accedere, per l’autorizzazione all’esercizio dell’attività, tramite conferenza dei servizi; e se i 4 corpi di fabbrica anche se non interessati da attività industriale producono comunque, per la destinazione industriale, carico urbanistico.
(fonte Cronache)