Le finestre di Michele. Perchè le società pubbliche falliscono

Perché le società pubbliche o a partecipazione pubblica falliscono? Semplice, perché non vengono rispettati i principi basilari della gestione imprenditoriale corretta, con l’aggravante che quando fallisce un privato coinvolge il patrimonio che ha rischiato mentre nel caso di società pubbliche si mettono in ballo soldi pubblici. Aldilà dei casi specifici e che meritano singoli approfondimenti, oramai e’ molto frequente trovare nella gestione delle società pubbliche errori comuni quasi sempre ispirati da una pessima gestione politica. In primo luogo il codice civile stabilisce che gli organi di una società per azioni (presidente, amministratore delegato, consiglio di amministrazione, collegio sindacale) devono durare in carica per tre bilanci (tre anni) per dare una continuità di gestione e valutarne l’operato alla fine di un ciclo di ragionevole durata. Orbene sono rarissimi i casi in cui i suddetti organi rimangono in carica per il tempo stabilito e spesso si assiste ad avvicendamenti nelle cariche anche a distanza di pochi mesi, perché ad ogni elezione o cambio di equilibrio politico si pretende di cambiare per assegnare i posti a nuovi soggetti.

Questo già da se un problema diventa una tragedia quando le persone nominate non hanno la più pallida idea di dove sono capitate e di cosa devono occuparsi, finendo con l’impiegare mesi solo per comprendere di cosa si parli, sempre che ci riescano. In alcuni casi, nemmeno dopo tempo gli amministratori comprendono di cosa si dovrebbero interessare. A tutto ciò aggiungasi che alcuni di loro vengono nominati solo per compensazione politica (magari candidati trombati, assessori mancati, e via dicendo) senza alcun requisito ne’ sul piano dell’istruzione, ne’ dell’esperienza per cui la frittata e’ quasi completa. Ovviamente queste mele marce sono le più pericolose e finiscono per condizionare l’operato anche di quei pochi, se ci sono, amministratori con un minimo di competenza.

Un business plan a medio lungo termine, un analisi dei flussi di cassa, sono concetti abbastanza estranei in quanto si vive alla giornata pensando a procurare l’incarico a qualche amico, risolvere qualche problema contingente per guadagnare qualche amicizia e qualche consenso, o magari qualche assunzione se riesce il colpo grosso. Un recente decreto il famoso d.lgs. 39 del 2013 ha provato a stabilire alcune regole di incompatibilità per impedire la nomina di politici in carriera o ex-politici cessati da poco da cariche istituzionali; risultato? Con interpretazioni e cavilli di fatto non è cambiato quasi niente. E le poche o tante persone anche competenti e scrupolose che lavorano in queste società pur mettendoci il massimo impegno finiscono per combattere contro i mulini a vento, come il buon Don Chisciotte, a differenza del quale, però, hanno consapevolezza del baratro nel quale i politici li stanno conducendo.
Michele Russo