Scafati. Il Pd cambia rotta

In una settimana appena il Pd passa dalla fase “battaglia comune senza colori politici” alla fase “colpa del centrodestra”. Perché questo improvviso cambio di passo? Sembrava, in un primo momento, che i democratici si fossero adagiati sulle promesse di Michele Schiano, di riprendere la discussione sulla modifica del decreto 49 a Settembre. Poi qualcuno nel direttivo locale faceva notare che l’apertura della campagna elettorale per le regionali non vale solo per Pasquale Aliberti e Forza Italia, ma anche per loro. Da Salerno Nicola Landolfi, segretario provinciale, attraverso il suo blog era categorico: Le colpe ricadono sul centrodestra che ha governato.

A Landolfi faceva eco Michele Grimaldi, che si scagliava contro la coppia (nella vita e nelle Istituzioni) Aliberti-Monica Paolino. Da qui il cambio di linea politica. Dal circolo locale viene diramato un nuovo comunicato stampa: “Ma chi lo ha chiuso l’Ospedale se non Caldoro, Bortoletti e Squillante, ovvero la sua parte politica? E se la Regione, alla quale oggi fa appello, può così tanto per il nostro Ospedale, cosa si è fatto fino ad ora? Perché la protesta non montava quando altri sindaci hanno occupato le autostrade per salvare i loro ospedali, riuscendo nell’intento? Perché l’occupazione dell’Asl, che oggi vuole attuare l’Onorevole Paolino – ricordandoci che anche lei siede in Consiglio Regionale, noi per la verità ce ne eravamo dimenticati – non veniva minacciata prima?”.

Quanto alle dichiarazioni di Schiano, seppur con ritardo, il Pd si accorge che il decreto 49 è stato in realtà già modificato per più nosocomi: “E, soprattutto, perché il risanamento della sanità campana è passato solo ed esclusivamente attraverso la chiusura degli ospedali di Scafati e di Agropoli? E’ evidente che si tratta di una chiara scelta politica di Caldoro, quella di penalizzare la provincia di Salerno in favore di Napoli e Caserta dove nessuna struttura è stata chiusa. Basta ai proclami e agli spot di un sindaco che per anni è stato spettatore silente di uno scempio che, per mano del suo centrodestra campano, la nostra città ha subito con la chiusura del Mauro Scarlato e che oggi vuole diventare l’argomento principe della “sua campagna elettorale” per le elezioni regionali. Ancora una volta il “nostro ospedale”, merce di scambio e raccolta voti”.

La nota del Pd, che in consiglio comunale è rappresentato da Marco Cucurachi e Vittorio D’Alessandro mentre il direttivo è guidato da Margherita Rinaldi, continua ancora toccando gli altri grandi temi: “si approva il Puc e non si possono concedere 24 ore all’opposizione per valutare gli emendamenti proposti nonché alcune gravi lacune o carenze e non importa se mancano i parcheggi, se la relazione sul rischio idrogeologico è obsoleta, tanto potremmo sempre dire che Scafati è la piccola Venezia del Sud, se manca il piano energetico, l’importante è riscrivere la storia e non importa come – poi sul Polo Scolastico – non importa se la palestra progettata non ha le misure necessarie ad ospitare un campo regolamentare per consentire gli sport praticati nel vecchio palazzetto, che importa se i parcheggi sotterranei non consentiranno, per problemi di altezza, la sosta dei pulmini o pullman; e non si possono rimandare i lavori di dieci giorni per consentire, in occasione della festa patronale, l’uso dell’area per le tradizionali giostre costrette a trasferitesi nell’unico parcheggio che consentirebbe la sosta delle autovetture quando le bancarelle occuperanno le strade cittadine”.

Infine, la lunga disamina si chiude sulla riqualificazione dell’area ex Copmes: “si è lanciato l’allarme di un rischio serio per gli investimenti degli imprenditori perché un mutuo bancario non può costituire garanzia di copertura finanziaria ma si procede senza nessun approfondimento, nessuna analisi di rischio, l’importante è andare avanti e smentire qualunque allarme, a qualunque costo”. Lo scontro politico è destinato solo ad accentuarsi, gli scafatesi ovviamente si augurano almeno che alla fine di tutto l’ospedale sia finalmente restituito alla città.
Adriano Falanga