Scafati. Perchè l’ospedale chiuse i battenti

Era il 29 Aprile 2011, quando a seguito del decesso della giovane Maria Rosaria Ferraioli l’ospedale Mauro Scarlato subì un’ispezione dei Nas che portarono al sequestro del blocco operatorio, provocando di fatto un’accelerata sui tempi di riconversione della struttura, già destinata a diventare centro di riabilitazione, senza pronto soccorso. Il 1° Maggio il primo cittadino di Scafati Pasquale Aliberti denunciò presso la locale Tenenza dei Carabinieri, onde “tutelare la salute dei miei concittadini” tutte le precarietà e inadeguatezze degli ospedali della provincia. Il messaggio che passò fu: Perché la Procura chiude solo Scafati? A quel punto fu inevitabile la risposta di Giovanni Francesco Izzo, procuratore capo di Nocera Inferiore. In un comunicato stampa il dottore Izzo chiarì ogni dettaglio.

“A seguito degli accertamenti eseguiti dai Carabinieri dei Nas ci veniva comunicato che le tre sale operatorie erano in condizioni di totale inadeguatezza – scriveva Izzo il 24 maggio 2011 – tuttavia i magistrati delegati alle indagini predisponevano il sequestro dei due blocchi operatori con carenze più gravi, onde consentire l’utilizzazione in casi urgenti del terzo blocco, nelle more di adeguamento degli altri due”. Poi il retroscena: “Il funzionario operante dell’Asl, dottoressa Bellissimo Anna, riteneva doversi sospendere tutte le attività operatorie perché in ogni caso non sarebbero mai stati erogati i fondi occorrenti per l’adeguamento delle strutture, giacchè il piano regionale di ristrutturazione sanitaria prevedeva la riconversione dello Scarlato”.

Il procuratore Izzo concludeva la nota stampa aggiungendo ancora: “Nessuna richiesta di dissequestro finalizzata all’esecuzione dei lavori oggetto di prescrizione fu mai fatta pervenire al giudice – poi quanto alla querela di Aliberti – deploro questo modo sconsiderato di adire l’autorità giudiziaria tipico di chi crede che una questione giudiziaria di profonda rilevanza sociale sia assimilabile ad una partita di calcio, o peggio, ad una contesa di carattere politico”. Questo è quanto accadeva in quel triste Maggio 2011.
Adriano Falanga