Scafati. Il Pd chiarisce sui presunti abusi di Cucurachi

Fatta luce sull’avviso di garanzia ricevuto dalla signora R.C. moglie di un consigliere comunale di opposizione, per presunti abusi edilizi commessi nella sua abitazione. Si scoprirà che la signora è la consorte del più noto Marco Cucurachi, presidente della commissione Garanzia e consigliere del Pd. L’abitazione è quella di famiglia, in via F. Budi.

Sul caso è stato il primo cittadino Pasquale Aliberti a creare un fenomeno mediatico, facendolo divenire un vero e proprio caso politico. “Io ammetto l’abuso commesso a casa mia- aveva dichiarato Aliberti in consiglio comunale sulla concessione in sanatoria avuta riguardo l’abuso di 1,83 mq commesso nella sua abitazione – ma non mi nascondo come quel consigliere di opposizione che per tre volte ha cacciato fuori i Vigili Urbani per una verifica urbanistica e per la quale abbiamo chiesto un’ispezione giudiziaria”.

Fino a ieri, questo consigliere è rimasto nascosto, salvo poi uscire fuori e dichiarare in conferenza stampa la sua verità. “Potevamo anche non farlo – esordisce Margherita Rinaldi, segretaria cittadina – visto che parliamo di un privato cittadino e di una vicenda vicino al gossip, ma siamo per la trasparenza e la chiarezza. Ci saremmo aspettati la stessa cosa anche dall’altro lato, dove c’è un assessore che pure ha commesso un abuso edilizio, o dal sindaco, rinviato a giudizio con la segretaria comunale per la questione delle delibere fasulle”.

Cucurachi mostra la sua fedina penale: “a differenza di qualcuno non ho procedimenti giudiziari a mio carico” poi entra nel dettaglio sul presunto abuso. “Non ho mai commesso abusi e non ho mai cacciato i vigili da casa mia, se l’avessi fatto sarei stato denunciato a piede libero”.

Aliberti in consiglio il mese scorso, dichiarò che a seguito dell’ostruzionismo del consigliere, furono costretti a chiedere un’ispezione giudiziaria. “L’ordine di ispezione risale a Gennaio 2014 – chiarisce Cucurachi – come mai solo oggi è stato tirato fuori? I vigili sono venuti a casa pochi giorni fa, sono stati fatti accomodare e hanno fatto la loro verifica. Hanno poi redatto verbale e hanno scritto che nessun abuso è stato commesso in casa mia”.

Secondo il consigliere democratico: “Aliberti vuole distogliere l’attenzione dai problemi della città, in ogni caso, un sindaco che ottiene nell’esercizio delle sue funzioni una concessione in sanatoria dimostra che ha commesso un abuso, solo per questo si dovrebbe dimettere. Ma si dovrebbe dimettere anche per la questione delle delibere falsificate con la segretaria Immacolata Di Saia e per cui è stato rinviato a giudizio”.

Ed è proprio sulla segretaria comunale che la conferenza stampa si concentra, presenti anche Nicola Pesce, Vittorio D’Alessandro, Michelangelo Ambrunzo e gran parte del direttivo. “Come mai un sindaco confermi ancora la fiducia ad una segretaria comunale coimputata in diversi procedimenti giudiziari di rilievo. Coimputata con lo stesso sindaco nella vicenda delle delibere false, e ancora per i concorsi truccati. Segretaria citata dal Gip Foschini nelll’ordinanza di custodia cautelare di Fortunato Zagaria, sindaco di Casapesanna – e infine – la stessa segretaria che ha intentato una causa di lavoro contro il comune di Scafati, chiedendo un risarcimento danni di 100mila euro e per cui il comune si è anche costituito in giudizio, ed oggi si tiene la prima udienza dinanzi al tribunale di Nocera Inferiore”.

Continuano i democratici: “Chiediamo al sindaco di sospendere la dottoressa Di Saia dalle sue funzioni per incompatibilità ambientale e palese conflitto di interessi”. Infine, da Michelangelo Ambrunzo un richiamo sulla vicenda ospedale: “Il sindaco sta facendo solo ammuina, doveva rispettare la delibera consiliare prodotto dalla commissione pro tempore per il Mauro Scarlato, invece sta facendo tutto di testa sua e di quella delibera non si è più saputo nulla”. Chiude l’ex sindaco Nicola Pesce: “quando mio figlio fu accusato di aver commesso un abuso edilizio, io, nonostante non fossi direttamente coinvolto, dichiarai di dimettermi nel momento in cui l’abuso fosse stato accertato. Fu dimostrato poi il contrario. Ecco, Aliberti invece dovrebbe dimettersi”.

Adriano Falanga