Pagani. Inchiesta su politica e camorra. D’Onofrio: “Non mi dimetto”

Oscilla tra la “delusione” e lo “stupore” lo stato d’animo di Massimo D’Onofrio, coinvolto nell’inchiesta “Criniera”, sull’intreccio tra politica e camorra, a Pagani. Ieri all’alba, il capogruppo di Fratelli d’Italia, ex vicesindaco ed ex presidente del Consiglio comunale all’epoca dell’amministrazione Gambino ed ex consigliere provinciale e assessore al turismo alla Provincia, è stato sottoposto all’obbligo di firma, con la pesante accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso. Tra gli indagati anche altri esponenti di spicco della politica paganese, per i quali però non sono scattati provvedimenti cautelari. In primis l’ex sindaco di Pagani, attuale consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alberico Gambino, Gerardo Cascone detto Aldo, ex assessore alle attività produttive della giunta Gambino ed ex assessore provinciale al turismo, padre della consigliera comunale di FdI Raffaella Cascone; il fratello di Aldo, Renato Cascone, già consigliere comunale in seno all’amministrazione Gambino e l’ex presidente dell’ormai fallita Multiservice Giovanni Pandolfi Elettrico.

D’Onofrio, che già nell’estate del 2011 fu destinatario di un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta “Linea D’Ombra”, ha subito rotto il silenzio, affidando a un post pubblicato su Facebook una breve dichiarazione. “Nonostante tutto –ha scritto-, continuo a credere nella giustizia. Anche se non nego la delusione e lo stupore per accuse infondate”. Il capogruppo di FdI ha anche chiarito che, al momento, non è sua intenzione dimettersi dalla carica di Consigliere comunale.

Arriva anche il commento di un altro esponente di Fratelli d’Italia, il consigliere comunale ed ex assessore, Pasquale Sorrentino. “Sono vicino moralmente al collega e amico Massimo D’Onofrio –ha dichiarato-. Sono convinto che farà luce quanto prima sui fatti di cronaca accaduti. Rimaniamo sereni e fiduciosi sul lavoro svolto dagli inquirenti e ci auspichiamo per la città di Pagani che la giustizia faccia il suo corso”. Sceglie il silenzio il sindaco della città, Salvatore Bottone, che ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

A tre anni di distanza dall’inchiesta “Linea d’Ombra” che fece tremare la classe politica paganese e che provocò lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazione malavitose, la città di Sant’Alfonso torna alla ribalta per la presunta commistione tra politica e malaffare. Ieri mattina, così come avvenne tre anni fa, un elicottero ha sorvolato la città risvegliando i paganesi e decine di carabinieri hanno effettuando perquisizioni e controlli a casa di ex amministratori e uomini ritenuti affiliati al clan Fezza-D’Auria-Petrosino. Cinquantatré le persone finite al centro dell’inchiesta. Due gli indagati finiti in carcere, tre agli arresti domiciliari e tre sono stati sottoposti all’ obbligo di presentazione alla Pg.

L’inchiesta avviata nel 2009 costituisce un ulteriore sviluppo delle indagini incentrate sullo storico clan camorristico “Fezza-D’Auria Petrosino”, già duramente colpito a seguito delle trentanove misure cautelati emesse, il 16 maggio scorso, nell’ambito dell’operazione “Taurania Revenge”. Gli inquirenti hanno puntato l’attenzione su diversi aspetti e in particolare sui legami tra il gruppo criminale e gli esponenti della politica locale e sull’affidamento della gestione dei parcheggi a pagamento della città di Pagani a società controllate dal clan. Sarebbe stato acclarato che il servizio era stato appaltato dalla società i “Agency Service”, poi acquisita dalla “New Service Società Cooperativa Sociale”, società il cui amministratore unico risulterebbe essere la moglie di Michele Petrosino D’Auria.

Inoltre, secondo gli investigatori, gli affiliati al clan sarebbero intervenuti per esercitare pressione su alcuni membri dell’associazione “Quipaganilibera”, che con la loro opera mettevano in risalto i presunti legami tra il sodalizio camorristico e l’amministrazione comunale di Pagani, all’epoca rappresentata dal sindaco Alberico Gambino. Il Presidente del Consiglio comunale di Pagani, Massimo D’Onofrio, in un’occasione, avrebbe impedito a un operatore dell’associazione di riprendere le fasi di una seduta consiliare, facendolo allontanare dall’aula.