L’ennesima gabella. Estesa l’area di applicazione dell’Imu sui terreni agricoli.

Un nuovo sgradito regalo è stato consegnato agli Enti Locali e a tanti contribuenti italiani da parte del Governo Centrale, attraverso il Decreto Interministeriale del 28/11/2014, con il quale il Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministero delle Politiche Agricole, ha esteso l’ambito di applicazione dell’imposta Imu sui terreni agricoli definendo in senso fortemente restrittivo i criteri di definizione di “territorio montano”.
Il tutto con l’obiettivo, ormai palese, di racimolare circa 360 milioni di euro; la corrispondente somma è stata tagliata ai Comuni, i quali dovranno recuperarli dalle tasche dei propri cittadini aumentando quindi la pressione fiscale locale.

Fino ad oggi erano molti i Comuni definiti “montani” che potevano godere della esenzione Imu per i terreni agricoli. Lo Stato ha deciso di rivedere i criteri che fino ad oggi avevano consentito di tenere tanti terreni agricoli fuori dall’ambito di applicazione dell’Imu.

La nuova norma prevede in breve questo schema:

– Sono esenti del tutto dall’applicazione dell’Imu i terreni agricoli dei Comuni ubicati ad un’altitudine di 601 metri e oltre facendo riferimento all’altitudine del centro del Comune (ovvero, secondo il Ministero, l’altitudine del sito del Municipio).
– Sono ancora esenti i terreni agricoli posseduti da coltivatori diretti ed imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola, quando questi terreni si trovano in Comuni ubicati tra un’altitudine compresa fra i 281 metri e i 600, definita con il criterio sopra detto. Questa esenzione si applica anche alle fattispecie di terreni concessi in comodato o in affitto alle stesse figure sopra indicate.
– Per tutti i terreni ubicati nei Comuni che sono al di sotto dei 281 metri non è prevista alcuna forma di esenzione e/o di riduzione.

La ratio di questo nuovo provvedimento, come abbiamo sopra sottolineato, non può che essere quella di andare all’affannosa ricerca di nuova materia imponibile da colpire; chiedendo contemporaneamente ai Comuni di fare il “lavoro sporco”, cioè di mettere a ruolo aree fino ad oggi esenti e quindi continuando il compito di spoliazione dei cittadini attraverso l’aumento della pressione fiscale locale.
Ma anche in questo caso il grido di dolore dei Comuni Italiani, in questo caso tanti piccoli Comuni Italiani, si è levato in alto.

Alcune associazioni regionali Anci hanno presentato ricorso al Tar raccogliendo un coro di proteste esteso a tutto il Paese, sottolineando alcuni aspetti del Provvedimento assolutamente condannabili ed inaccettabili.
Il Tar Lazio, chiamato a giudicare sulla questione, con decreto cautelare 6651/2014 del 22/12/2014, ha sospeso il decreto interministeriale sopra indicato avente ad oggetto l’Imu dei terreni agricoli dei Comuni ex Montani.
Nel frattempo il Governo Centrale, temendo forse la mala parata, il 16 dicembre 2014 aveva prorogato la scadenza dell’imposta al 26 Gennaio 2015 con il DL 185.
Perché i giudici amministrativi hanno sospeso il decreto che estende a tanti Comuni italiani l’applicabilità dell’Imu sui terreni agricoli?
In particolare, si è eccepito nel deliberato del Tar Lazio, questo nuovo provvedimento mette a carico dei bilanci dei Comuni un’imposta su base allargata rispetto a prima, tagliando trasferimenti verso oltre 4000 Comuni italiani per circa 359 milioni di euro. Lo fa il 28 novembre quando tutti gli impegni finanziari dei Comuni sono stati assunti con approvazione di bilanci, clausole di salvaguardia, riequilibrio, portando di fatto ad un caos in materia contabile degli Enti Locali e spesso con conseguenze gravi ai fini dell’equilibrio di Bilancio.
Si può dire quindi che è stato un provvedimento che non rispetta alcuna delle esigenze alla base della Finanza Pubblica.

Senza contare, si legge sempre nel deliberato, la palese violazione delle norme poste a tutela del contribuente in materia di irretroattività.
Ma quello che è più grave è un aspetto che subito i giudici del Tar Lazio hanno colto nel provvedimento di sospensione del decreto impugnato, ovvero il fatto che un tale decreto “determina eccezionale e grave pregiudizio per l’assoluta incertezza dei criteri applicativi”.
Che cosa significa? Significa che il provvedimento non è andato tanto per il sottile, in quanto la sua ragione di essere era fare cassa e poco male se i criteri di applicazione della nuova norma producevano palesi ingiustizie.

Quali? Una su tutte che smonta il decreto stesso. Se io, coltivatore diretto, possiedo un terreno posizionato a 700 metri ma il Comune dove lo possiedo ha altitudine centrale (leggi il Municipio) a 280 metri, quindi un metro sotto il limite inferiore dei 281 metri indicati dalla legge, vedrò il mio terreno agricolo colpito dall’Imu.Un terreno simile, a pari altitudine, ma giacente in un Comune che ha altitudine centrale (leggi Municipio) di 285 metri per esempio, non viene toccato.

E’ evidente che, se lo spirito della legge voleva essere quello di limitare l’area di definizione dei terreni Montani, il provvedimento di legge lo ha mancato del tutto determinando situazioni di pregiudizio non accettabile.
Il caos applicativo per i Comuni sarà notevole alla luce del fatto che il giorno 21 gennaio 2015 i giudici del Tar sono chiamati alla decisione definitiva in materia; ovvero cinque giorni prima della scadenza del termine per il pagamento dell’Imposta.
Il Governo ha come al solito promesso, dopo il capolavoro, una revisione dei criteri applicativi.
La speranza è che i giudici del Tar Lazio finiscano il lavoro come lo hanno cominciato.

 

Pietro Pentangelo-Sindaco di Corbara