Split Payment: semplificazione o pura necessità di cassa?

Ci risiamo. Nasce un nuovo meccanismo di pagamento della Pubblica Amministrazione: introdotto dalla legge di stabilità 2015 gli è stato dato un nome inglese secondo una prassi da provinciali tipica del Sistema Pubblico Italiano.

Di cosa si tratta? Traducendo alla lettera “pagamento separato” o “scisso” che dir si voglia. In pratica per ogni acquisto di beni e servizi fatto dalla P.A. viene introdotto l’obbligo per la stazione acquirente di versare l’Iva addebitata dal fornitore sulla relativa fattura direttamente nelle casse dell’Erario, in luogo e per conto del fornitore del bene o del servizio.

Questo significa che un Comune che deve pagare una fattura di fornitura deve fare due versamenti distinti; uno al fornitore pari all’imponibile del costo del bene e/o del servizio, l’altro all’Erario relativo all’imposta da assolvere sulla singola operazione di fornitura. Sono escluse solo alcune ipotesi, in particolare, i professionisti che già sono incisi dal sistema del sostituto di imposta e quindi di trattenuta da parte dell’Ente della ritenuta di acconto.

Alla base di un simile provvedimento vi è la forte considerazione che questo meccanismo, si spera, dovrebbe ridurre le aree di evasione, in quanto, almeno per gli importi di lavori e forniture in cui è controparte la P.A., saranno gli stessi Enti che acquistano a trattenere e versare allo Stato l’imposta dovuta.
Con la conseguenze evidente che l’Amministrazione Finanziaria avrà minori quantità di operazioni da controllare se l’obbligo di versamento dell’imposta Iva relativa è stata già assolta per così dire “alla fonte” come una qualsiasi ritenuta che già conosciamo.

Ma è davvero così? O è semplicemente cosi? O piuttosto ci sono altre considerazioni da fare?
Si dice in questo modo lo Stato combatte l’evasione in quanto incassa subito l’imposta Iva nello stesso momento in cui la singola fattura diventa esigibile ( momento del pagamento, per semplificare); chiarissimo.
Significa rispetto degli obblighi tributari che stanno alla base del patto implicito tra cittadini e Amministrazione Pubblica. Ci può stare.

Anche se cosi facendo migliaia di imprese si troveranno in evidente situazione di difficoltà finanziaria; in tempi in cui di liquidità in giro se ne trova già poca. Infatti, con questo sistema un’impresa che potrebbe compensare l’Iva sulle fatture emesse con l’iva assolta sugli acquisti si vede costretta ad anticipare soldi all’Erario in attesa di fare valere poi alla fine del periodo di imposta il suo credito. Intanto, però deve anticipare soldi allo Stato.

Cosa significherà tutto questo se non ulteriore sofferenza finanziaria su un sistema di imprese private che è già fortemente stritolato dalla contrazione del credito e dalla riduzione drastica dei consumi privati?
Temiamo che non sia estraneo a questo altro provvedimento un ulteriore bisogno di anticipazione degli incassi dello Stato. Il vecchio sistema dell’Iva ad esigibilità differita era nato soprattutto dal riconoscimento delle difficoltà per le imprese che lavoravano con la P.A.

Inoltre, e qui parlo da Sindaco e quindi da rappresentante della P.A., quando è lo Stato a non rispettare i patti sottoscritti? Quando è la P.A., Comuni, Province, Regioni a non pagare le imprese che forniscono beni e servizi costringendole ad arrivare fino all’esito finale del loro fallimento? Qualcuno può garantire che, a fronte di questo ulteriore sistema di privilegio che lo Stato si riserva rispetto alle Imprese, la P.A. onorerà i patti sottoscritti con le imprese fornitrici di beni e servizi a cui è legato il destino di decine di migliaia di famiglie? O saranno tutti i soggetti in questione considerati poco più che delle partite della pubblica contabilità da fare quadrare comunque e a spese di tutti i soggetti coinvolti?

E la conseguenza sul piano della gestione dell’Ente sotto il profilo finanziario e ragionieristico?
La necessità di modificare in qualche modo il sistema dei mandati? La necessità, forse, di creare partite di giro da cui ricavare le somme da destinare all’Erario in relazione alla stessa determina di liquidazione della spesa? La gestione complessiva di un tale sistema con Uffici spesso sottodimensionati stante l’impossibilità di provvedere a rafforzare gli organici? E le responsabilità legate all’obbligo tributario nascente a carico dell’ Ente e di chi ne ha la rappresentanza legale?

Ah quanto sangue scorre in nome del Patto di Stabilità….

La ripresa è alle porte? Dobbiamo dirlo alle tante imprese edili sull’orlo del collasso. Non so dove vivano questi signori ….

Pietro Pentangelo-sindaco di Corbara