Il suo richiamo alle bontà del golfo erano sfondo sonoro alle animate giornate di via Giudici. Michele “il pescivendolo” ci ha lasciato. Quando il golfo sapeva ancora incantarci con la sua fauna migliore, con il pescato del venerdì “strillato” da Michele, il suo accento torrese era garanzia di bontà. Fermarsi alla sua pescheria era un rito, un momento di profonda socialità mordi e fuggi. Michele è stato testimone per sessantasette anni di una città che ha cambiato costumi e modi di pensare.
Michele è stato testimone per sessantasette anni di una città che ha cambiato costumi e modi di pensare.
C’è chi ancora bambino, come me, lo ricorda sui marciapiedi di via Giudici. C’è chi invece lo ricorda seduto davanti alla pescheria gestita insieme al caro figlio Antonio, pronto a far guerra alle mosche ai piccioni assalitori di alici, pesce spada e vongole. Michele era l’icona, l’archetipo del moderno dietologo, del nutrizionista, del sociologo. Una di quelle figure di altri tempi che c’è stata tramandata anche da Lee Masters. Da questa mattina ci affligge un altro vuoto, un’altra una certezza: abbiamo perso un altro personaggio di altri tempi che non ci sono più.
Luciano Verdoliva _ riproduzione vietata






















