Scafati. Città Europea dello Sport: cosa si cela dietro il titolo?

Scafati insignita del prestigioso titolo “Aces Città europea dello sport”. La candidatura è stata ufficializzata nel corso di una conferenza stampa tenuta presso l’aula consiliare venerdi sera. A fare gli onori di casa il sindaco Pasquale Aliberti con l’assessore Diego Chirico, il presidente della commissione sport consigliere Carmela Berritto e l’assessore ai Rapporti Istituzionali Antonio Fogliame. Quest’ultimo però doveva essere presente nella veste di assessore alla Cultura, perché di istituzionale, nell’Aces Europe, non c’è nulla.

Parliamo invece di una associazione privata, che promuove lo sport in tutta Europa secondo il punto 50 del libro bianco dello Sport redatto dalla Commissione Europea, operando quindi in sinergia con essa, ma non in suo nome o rappresentanza. Palazzo Mayer nel presentare l’evento ha fatto intendere di ricevere una “delegazione della Commissione Europea”, ma non è affatto così. Ad essere stata accolta è una delegazione della Aces Europe presieduta da Gian Francesco Lupattelli.

L’associazione è riconosciuta dal Coni per l’impegno profuso nella promozione e diffusione della cultura dello sport in Italia. Ha sede a Bruxelles. Presidenti onorari gli europarlamentari Marc Tarabella, noto come colui che apostrofò il leghista Matteo Salvini come “fannullone” e Josè Manuel Fernandes mentre presidente e anima dell’associazione è Gian Francesco Lupattelli.

Chi scrive non intende sminuire la pur brillante attività dell’Aces nella promozione e diffusione delle attività sportive, e neanche non apprezzare l’impegno dell’amministrazione comunale a intensificare gli sforzi sia mediatici che economici, per la divulgazione della cultura dello sport. Occorre però fare informazione, e spiegare cosa significa la “candidatura a città europea dello sport”.

In primis, questo non è un premio, non è un riconoscimento istituzionale, bensì una richiesta che il sindaco fa all’Aces affinché la città possa fregiarsi del prestigioso titolo. L’associazione attribuisce ogni anno un titolo di Capitale europea dello sport tra le città con almeno 500mila abitanti, analogamente per le città e paesi con minore popolazione vengono anche conferiti i premi per la Città, Villa o Comunità europea dello sport. Non esiste un numero preciso di titoli, virtualmente ogni città risultata idonea alla candidatura può ricevere l’onorificenza.

In Italia sono decine le città che ne fanno richiesta, e non sono note eventuali bocciature. Ce n’è per tutti insomma. Per la candidatura occorre una lettera di intenti del sindaco, poi la firma del regolamento, il pagamento di una fee di candidatura (non è noto l’importo) la compilazione di un questionario, la pianificazione di una visita alla città del comitato di valutazione, con annesse spese di vitto e alloggio a carico del Comune. Se il Comune ottiene il punteggio da assegnare riceve il riconoscimento in una cerimonia che si tiene al Parlamento Europeo. Ma, ripetiamo, non è premiato dalla Commissione, è un po’ come se un’associazione locale organizzasse un convegno presso la sala consiliare, per capire.

Di contro, la città insignita della candidatura si assume obblighi ben precisi per un anno, tra cui il rispetto delle regole di immagine Aces Europe, la stesura di un calendario sportivo di attività che promuovono la salute, il benessere, e l’integrazione. Attività queste che comportano costi alle casse comunali, ma tutto sommato, ben vengano se il fine è nobile.
Chiaramente, tutto questo però non è ancora avvenuto, oggi si festeggia solo l’accettazione della candidatura e per arrivare a questa abbiamo già pagato una quota di iscrizione oltre ai rimborsi spesa per viaggi, vitto e soggiorno della cospicua commissione (spacciata per istituzionale da Palazzo Mayer) incaricata di visitare la città.

Non è tutto, perché sul sito della Aces Europe non vi è traccia di statuto, di bilanci, dell’atto costitutivo, tutta una documentazione che il Comune dovrebbe acquisire quando intende instaurare rapporti di collaborazione con qualsiasi soggetto privato, assumendosene gli oneri finanziari. Ergo, la Giunta Comunale avrebbe dovuto stipulare apposito schema di protocollo d’intesa con la Aces Europa, destinataria dei fondi. Cosa che non è avvenuta. Insomma, se una volta i premi si ricevevano per i risultati ottenuti, oggi l’amministrazione festeggia i risultati che “dovrebbe” ottenere.

Adriano Falanga