Scafati. Pronto Soccorso, tempi lunghi per la riapertura. Ecco il perchè

Alla domanda “Se i conti sono in ordine, perché persiste la fase commissariale della Sanità campana” l’onorevole Michele Schiano, consigliere regionale e presidente della V commissione Sanità rispose: “Chiedetelo al Governo”. Questo in occasione della conferenza stampa tenuta presso l’ospedale Scarlato per dare la “lieta notizia” agli scafatesi. Domanda lecita, perché una gestione ordinaria della nostra Sanità avrebbe decisamente semplificato l’iter per la riapertura del Pronto Soccorso del Mauro Scarlato.

Oggi invece troviamo una proposta di riassetto della rete ospedaliera presentata dal Governatore e Commissario Stefano Caldoro, in cui è prevista la riammissione dello Scarlato nella rete dell’emergenza, sottoposta al vaglio del ministero delle Finanze e della Salute, perché l’ultima parola spetta a loro. Per avere una risposta bisogna aspettare, sembra, almeno entro Aprile.

Dando per scontato un positivo riscontro (del resto, sempre secondo Schiano esiste un avanzo di bilancio di 230milioni di euro) occorrerà poi strutturare un piano organizzativo, considerare i costi, decidere le assunzioni, insomma tutto quanto necessita per un vero piano aziendale che di fatto andrà a stabilire i come e i quando per l’attuazione del nuovo piano ospedaliero. E questo sarà compito dell’Asl guidata dal direttore generale Antonio Squillante. Tempi lunghi, che purtroppo nessuno fino ad oggi ha voluto (o saputo) stimare. L’unica certezza sta nel sapere che la Regione intende voler riaprire lo Scarlato, ma la decisione di fatto non compete a lei, ma al Governo.

Eppure, c’è chi smonta ogni piccolo entusiasmo, dichiarando che non basta avere i conti in ordine per rimuovere la gestione commissariale, perché bisogna anche rispettare altri parametri, tra cui, e non da meno, i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Si tratta in pratica di una valutazione di tutte quelle prestazioni sanitarie che le Regioni devono garantire ai cittadini e di come questi servizi vengono erogati. Diverse voci a cui il Comitato Lea coordinato dal Ministero della Salute attribuisce un punteggio. Dalle prime indiscrezioni diffuse da qualche tempo, emergerebbe che in Italia il punteggio più alto sia conquistato dalla Regione Toscana mentre fanalino di coda sarebbe la Campania, che rimane sotto la soglia minima di 130 (sul max di 225), anche se ha fatto registrare una lieve crescita. Questo rallenterebbe la fine della gestione commissariale, allontanando di fatto ogni speranza (nel breve termine) di riassetto della rete ospedaliera.

A supporto di questa tesi le dichiarazioni del Ministro Beatrice Lorenzin, a margine di un convegno tenuto in Abruzzo il 20 Marzo. “L’obiettivo è che le Regioni in piano di rientro come l’Abruzzo e la Campania possano uscire definitivamente dal commissariamento entro i prossimi due anni”, le parole del ministro. Ma a soffiare sul fuoco è anche il vice capodelegazione Pd al Parlamento europeo Massimo Paolucci: “che la Campania non abbia ancora raggiunto l’equilibrio economico nella sanità lo attestano i punteggi attribuiti dal Ministero della Sanità nella classifica dei Lea (livelli essenziali di assistenza). Oltre ad essere ultima in Italia, con il livello di 127, la Campania, unico caso tra le Regioni italiane, non raggiunge il punteggio minimo di 130 fissato dal Servizio Sanitario Nazionale come soglia standard. Vuol dire che non c’è equilibrio tra i costi e servizi resi. Ripeto, questi sono i fatti. Il resto è messa in scena elettorale di Caldoro e dei suoi amici”.

E sempre dal Pd arriva un’altra stoccata, questa volta è il deputato responsabile nazionale Sanità del Pd Federico Gelli a dichiarare: “la Regione Campania sta affrontando un piano di rientro, che non è terminato, per gli squilibri economici della Regione e per i livelli essenziali di assistenza, per questo, dopo le regionali, non sarà più permesso al presidente della Regione Campania di essere Commissario alla Sanità; ma, come nel caso della Calabria, il Presidente del Consiglio Renzi nominerà un tecnico alla guida della sanità regionale della Campania”. Una novità questa, un commissario esterno che risponderebbe direttamente ed esclusivamente al Governo. Secondo Gelli ciò è possibile in quanto la normativa a Dicembre è cambiata.

Dichiarazioni che il parlamentare democratico ha rilasciato a margine di un convegno tenuto in Irpinia sul tema “Proposte di riorganizzazione della medicina territoriale”. Se davvero dopo le elezioni in Campania dovesse arrivare un commissario esterno, questo significherebbe che Caldoro non avrebbe più nessun potere sulla Sanità, e questo indipendentemente dalla sua rielezione o meno. Ecco perché, tornando alla famosa domanda “non era più semplice chiedere la fine della fase commissariale” non seguì un’altrettanto chiara risposta.

Adriano Falanga