Scafati Sviluppo si organizza e cerca una via di uscita che possa garantire gli investitori e i creditori. Dopo aver avuto un primo vertice con i legali, il Cda della Stu che lavora al progetto Ex Copmes ieri sera ha incontrato il socio unico, cioè il comune di Scafati, per decidere il da farsi. Il 19 giugno si terrà la prima udienza sull’istanza di fallimento presentata da un ex revisore contabile, creditore di circa centomila euro, presso la sezione fallimentare del Tribunale di Nocera Inferiore, davanti al giudice dottor Mario Fucito.
Il debito della partecipata ammonta a circa mezzo milione di euro e sarebbe frutto di incarichi e consulenze dispensate, spesso con manica larga, negli anni passati. Parcelle di progettisti, professionisti e compensi ad ex amministratori. Soldi chiaramente dovuti, nonostante nulla è stato concretamente prodotto prima degli ultimi mesi. I capannoni del primo lotto in corso d’opera, progetto da 18milioni di euro, si sono visti solo nel dicembre scorso.
La riqualificazione dell’area industriale della Ex Copmes è un punto fondamentale dell’amministrazione di Pasquale Aliberti. Il primo cittadino non ha mai nascosto di puntare più a quest’opera, rispetto ai Pip di via Sant’Antonio Abate. E il tempo non gli ha dato torto, considerati gli eventi e le evoluzioni. Palazzo Mayer e i vertici della Stu cercano una soluzione, una proposta concreta da portare al tavolo dei creditori, che non sia solo la solita promessa che “presto riceveranno il dovuto”.
Il rischio di fallimento si rafforza nel momento in cui altri creditori andranno ad accodarsi all’istanza, ed è per questo che bisogna convincere i restanti di pazientare ancora. L’idea dei dirigenti della Scafati Sviluppo, promossa dal presidente dottor Antonio Mariniello, è di un tavolo congiunto tra gli investitori e i creditori, garante Palazzo Mayer nella sua veste di unico socio.
L’unico modo per chiudere il debito pregresso è il termine dei lavori e la vendita definitiva dei capannoni. Questo permetterebbe di incamerare la liquidità necessaria per pagare l’impresa appaltatrice e i debiti di gestione della società, che non ha altre commesse lavorative oltre l’Ex Copmes. Ai creditori naturalmente saranno riconosciuti gli interessi maturati.
Adriano Falanga























