Russo: “Scafati galleggia sui propri liquami”

“Di fatto mentre continuiamo a discutere del progetto della nuova rete fognaria, noi viviamo in una città seduta sui propri liquami”, è così che sintetizza la sua lunga osservazione l’ingegnere Gianpiero Russo, docente alla Federico II di Napoli.

Russo ha studiato a fondo la relazione che i tecnici hanno allegato al progetto esecutivo della nuova rete fognaria, opera da 28 milioni di euro, di cui 19 già appaltati, cantiere assegnato il 20 maggio ma ad oggi “misteriosamente” scomparso. Si vuole dimostrare il perché è importante avviare i lavori alla luce della bomba ecologica (e dei ripetuti allagamenti) che scorre sotto i piedi degli scafatesi.

“Scafati è una città di circa 49 mila abitanti, recita la relazione datata 2007. Si stima che circa il 35% della popolazione viva in ambiti non serviti da fognature – spiega l’ingegnere Russo -. Considerando i consumi medi d’acqua di un cittadino del sud Italia, una famiglia di quattro persone produce in un giorno circa 1 metro cubo di acque nere. Sulla base delle percentuali riportate nella relazione di progetto si evince che circa 17 mila scafatesi paria circa 4300 nuclei da quattro persone non sono serviti da fognatura. Ogni giorno dunque a Scafati ci sono 4300 metri cubi di liquami da smaltire con autobotti. Ogni due giorni circa 1500 autobotti di grandi dimensioni dovrebbero essere viste in giro per le strade di Scafati. Se per caso non ne avete viste così tante in giro deve accadere qualcosa di diverso: forse le vasche hanno qualche “buco” e perdono liquami nel sottosuolo?”, osserva perplesso Gianpiero Russo. 17 mila scafatesi dovrebbero avere vasche settiche (e non pozzi neri) la restante fetta di popolazione è allacciata alle fognature, ma anche qui la situazione non è molto diversa.

Il docente universitario spiega perché: “Nella stessa relazione si leggono ad esempio elencati in bell’ordine i recapiti del parziale sistema fognario attualmente esistente. Il semplice citarli dovrebbe indurci ad ulteriore riflessione: Via Diaz nel fiume Sarno; Via Montegrappa nel canale Bottaro; Via Melchiade, Via Macello e Via S. Antonio Abate, tre scarichi diretti nel Rio Sguazzatorio; fabbricati IACP Mariconda nel fiume Sarno; Zona San Pietro, vari scarichi diretti nel Controfosso destro. In altre parole è utile riflettere sul fatto che le nostre acque di scarico domestiche, con tutto quello che ci buttiamo negli scarichi, finiscono in buona parte non depurate nel nostro sottosuolo direttamente attraverso i “buchi” delle vasche a tenuta oppure direttamente senza alcuna depurazione nel reticolo dei canali che alimentano il Sarno e nel Sarno direttamente – l’amara conclusione di Russo – viviamo in una città seduta sui propri liquami”.
Adriano Falanga