Regionali, Gambino invita il centrodestra a riflettere sulle ragioni della sconfitta e parla della Legge Severino

Legge Severino: si registra un nuovo intervento di Alberico Gambino, che in questi giorni, è stato spesso evocato essendo stato colpito dalla sospensione dalla carica nel 2010, anche se all’epoca la Severino non era stata ancora approvata.

“Pur avendone volentieri fatto a meno, sono costretto ad intervenire nuovamente sulla vicenda “De Luca/ Legge Severino” perchè ancora oggi leggo di “interventi tecnici” formalizzati però da politici, anche di lungo corso, che continuano a farsi portatori di “interpretazione di norme, tempi di applicazione, effetti sulla governabilità della Regione”, cioè di aspetti che, in uno Stato di diritto, competono solo ed esclusivamente agli organi a tanto deputati – scrive Gambino -. Addirittura sono costretto a leggere di interventi che, per sostenere la tesi della immediata applicabilità degli effetti della Severino al non ancora proclamato Presidente della Regione Campania, citano come esempio di rapidità “la sospensione a me comminata nel 2010 (sic!!!) senza nemmeno consentirmi di insediarmi in Consiglio Regionale” A parte la oggettiva considerazione, evidentemente dimenticata dagli autorevoli politici giuristi di oggi, che la sospensione a me attribuita nel 2010 non scaturiva dalla Legge Severino (approvata solo nel 2012) ma dai dettami normativi recati dall’allora vigente art.59 D.LGS 267/2000 che determinava “una sospensione di diritto dalla carica ricoperta” e che non richiedeva- secondo il testo letterale della norma- specifici provvedimenti ministeriali, ritengo oggettivamente “risibile e grave” che un ulteriore atto non normativamente supportatato (ovviamente non nella sostanza ma nella forma e nella modalità) prodotto contro di me, allora, sia oggi ricordato come esempio da seguire per impedire al Presidente della Regione, democraticamente eletto, di svolgere il mandato che gli è stato conferito dal popolo.Non posso considerare, infatti, che l’esempio ricordato- per come a me riferito- fu un atto prevaricatore e vergognoso adottato solo ed esclusivamente nei miei confronti e perchè ero io il soggetto passivo interessato, in palese ed evidente violazione dell’allora vigente art. 59 co.4 del D.Lgs 267/2000 e con una rapidità inusitata di cui, chi oggi lo ricorda, ben conosce le ragione, le modalità ed i metodi esplicati per conseguirne la concretizzazione. E mi fermo qua, ritenendo non necessario proseguire oltre, consapevoli tutti che i fatti sono noti come note sono le ragioni di tale rapidità, accelerazione che fu un caso unico di provvedimento CONTRA personam e contemporaneamente Ad personam”.

Segue l’affondo rivolto al centrodestra: “Questi i fatti per come si sono svolti, il resto è vuoto parlare. Non sarebbe nemmeno necessario controdedurre se non intaccasse , però, nel profondo il modo di fare politica di cui oggi appare capace il centro destra sconfitto che, così come è, deve essere assolutamente rifondato. non può più basarsi, come è stato in questi anni e come è ancora oggi, sull’odio, la rabbia ed il rancore contro l’avversario, sia esso interno o esterno – va avanti -. Ora il centro destra analizzi le ragioni della sconfitta, le motivazioni per cui il territorio salernitano è stato abbandonato e per cui non si sono ascoltate le sofferenze reali delle comunità residenti.
A mio avviso, inoltre, è stato grave continuare a mantenere in maggioranza regionale un partito, come l’Udc di De Mita e Cobellis, che pure ad ottobre 2014 si era apertamente schierato con il centro sinistra alle elezioni provinciali Salerno e rincorrere, a scapito degli altri partiti di maggioranza, un soggetto che da mesi si era schierato con il centro sinistra anche nei comuni in cui si andava al voto il 31 maggio 2015. E’ stato un errore ormai palese l’aver affidato alla gestione tecnica,e non a quella politica,importanti settori di governo della Regione considerato che, ora e solo ora, ci si ricorda che alla politica compete l’indirizzo programmatico, ai tecnici (i.e. funzionari) la concretizzazione gestionale ed amministrativa. Sono convinto ora che il Presidente Caldoro, quale leader uscente della coalizione, all’indomani della proclamazione, riunirà intorno ad un tavolo i tredici consiglieri regionali eletti ed i vertici dei partiti di appartenenza, per stabilire e concordare in che modo, in che forme,in che tempi e su quali basi programmatiche si svilupperà, nei prossimi cinque anni, il nostro ruolo di minoranza consiliare basato su programmi e proposte per lo sviluppo della nostra terra e non su “diffide, interpretazione, solleciti” riguardanti l’applicazione di una legge chiara-inconfutabile ed ininterpretabile che compete esclusivamente agli organi a tanto deputati.
Io sono- convintamente- per un centro destra INNOVATIVO ed UNITO che sia capace di ricostruirsi – sul territorio provinciale ed in ogni singolo comune- affidandosi direttamente a chi “ha il consenso elettorale dimostrato”, consapevoli tutti che è finito il tempo dei “nominati, dei beneficiati dal partito, di coloro che non ci mettono la faccia ma ricoprono posti di potere e di governo, di coloro che si credono dirigenti ma poi scappano e fuggono alle prime difficoltà, di coloro che lavorano senza seguire una logica di coalizione”
Si incominci, dunque, a discutere del nuovo centro destra che deve nascere dalla macerie berlusconiane, si inizi un lungo periodo di minoranza costruttiva e finalizzato solo ed esclusivamente a risolvere i problemi del territorio. Poi non mancheranno le occasioni per dimostrare di aver appreso la lezione e per far capire che si è in grado finalmente di ascoltare e di lavorare a favore dei territori: anche la scelta di chi si candida a occupare un ruolo deve coinvolgere tutto il popolo del centro destra magari anche attraverso “primarie regolamentate” Io sono tutto proteso verso questo percorso di ricostruzione del centro destra e mi auguro di poter lavorare in tal senso anche e soprattutto con i tanti che, in questi anni, dal centro destra e nel centro destra, sono stati delusi,mortificati, allontanati oppure costretti a relegarsi nell’area vastissima del NON VOTO”.