L’Editoriale di Pietro Pentangelo. “Serve un Piano Marshall dell’ambiente e del territorio”

Tra i mille problemi che le Amministrazioni Locali si trovano ogni giorno ad affrontare, con maggiore o minore possibilità di successo, quello della manutenzione del territorio è senza dubbio destinato ad accompagnare la vita delle nostre comunità in futuro.

Parliamo per esempio della manutenzione del patrimonio viario principale (strade statali, provinciali, ecc.) che pure denota uno stato di incuria insopportabile, che produce effetti inenarrabili sulla mobilità complessiva dei nostri territori e diseconomie insopportabili per il nostro sistema produttivo.
Essendo direttamente interessato vorrei ricordare a tutti quali siano le condizioni della SP2 ma anche le condizioni della SP20 per Ravello o le condizioni della statale 18. Ma sarebbe troppo facile, l’elenco non finirebbe mai.

Il recupero di queste arterie impegnerà in futuro risorse per centinaia di milioni di euro ed una lunga attività di programmazione (ed ogg , all’orizzonte, non vediamo né l’una né gli altri) a meno che non si voglia condannare le future generazioni a vivere in contesti ambientali tali da non garantire neppure uno dei bisogni fondamentali del cittadino, la mobilità.

Occorrerà creare alternative alle strade esistenti da cui si parla da decenni, costruire questa benedetta metropolitana leggera dell’agro sarnese-nocerino, fare abituare i cittadini ai moderni sistemi di car-sharing ecc.; in poche parole ripensare un intero sistema che da decenni è immutato ed obsoleto.
Le amministrazioni locali farebbero bene, da sole o, meglio ancora, consorziate, a trovare nei fondi UE dell’agenda 2014-2020 le risorse necessarie al riguardo. Chi amministra sa che il sistema sta saltando. Questa è sicuramente l’ultima chance.

Che dire poi dello stato generale del nostro territorio?
Le continue frane, esondazioni, smottamenti, a cui ogni giorno si tenta di mettere una pezza?
Basta una pioggia più consistente per mettere in ginocchio i nostri, un’allerta meteo neanche delle peggiori ci fa tremare per l’incolumità dei nostri cittadini, ci porta a chiudere scuole ed ad interrompere molti servizi; perché sappiamo che il tessuto connettivo dei nostri paesi è largamente compromesso.

Le opere di ingegneria idraulica del passato sono state spazzate via dall’incuria e dal cemento; mancano canali di recupero delle acque, valloni per i rivoli montani, briglie di contenimento degli argini, sistemi di manutenzione delle sponde, vasche di laminazione (che stando ai tecnici sono già obsolete ma forse male non farebbero)
Dove prima c’erano queste opere oggi ci stanno strade, viottoli, accessi asfaltati, costruzioni di varia natura. Nei decenni scorsi abbiamo distrutto le opere che si erano costruite al servizio del ciclo periodico della natura. Ma quelle erano opere che nascevano per un mondo che oggi non esiste più.

Sono cambiate le economie e gli stili di vita. Le montagne erano una risorse oggi vivono uno stato di definitivo abbandono e chi scrive è Sindaco di un paese la cui economia si basava alcuni decenni fa sulla montagna.
Sono riflessioni che nascono dal confronto quotidiano con emergenze insostenibili comuni a tanti colleghi Sindaci del nostro territorio.

Bisogna fare delle scelte e farle subito.
Fare in modo che la Regione avvii un grande progetto di risanamento del territorio, una sorta di Piano Marshall dell’ambiente e del territorio aiutando i Comuni a trovare, attraverso apposite Agenzie o altro, le risorse necessarie; e per chi le risorse le ha già, svincolarle nel loro uso, da ogni forma di vincolo contabile di bilancio in maniera definitiva.

Il progetto Sarno, al di là delle polemiche e delle valutazioni, è solo un tassello, sia pure fondamentale, di un quadro complessivo che richiede il ripensamento globale del rapporto comunità-territorio.
Imporre ai Comuni di mettere in bilancio ogni anno un’aliquota consistente della Spesa al servizio della manutenzione e della sistemazione del territorio sia in termini di spesa corrente sia di spesa di investimento; imporre ai Comuni continua progettazione di opere che possano ridurre i rischi di natura idrogeologica; agire in sinergia sovra-comunale per interventi che hanno ricadute su più territori.

Destinare davvero la forza lavoro che esce dal circuito produttivo dei settori in crisi di ristrutturazione a grandi e piccoli progetti di salvaguardia del territorio.

Se la comunità si deve far carico di chi ha perso il lavoro per colpa della crisi economica ebbene lo faccia sapendo che tante persone ancora capaci di dare un contributo possano essere protagoniste di un’azione importante di recupero dei nostri territori; e non siano, come spesso sono, serbatoi costosi di parcheggio temporaneo in attesa di pensionamento.
Infine qualche Ente che oggi appare, ed è, assolutamente superato, sia trasformato in qualcosa di utile ( senza ipocrisia penso ai Consorzi di Bonifica) al servizio di questi nuovi schemi di intervento.

Almeno, sapendolo, i cittadini pagherebbero più volentieri certi periodici balzelli.

Pietro Pentangelo – sindaco di Corbara