Pagani. All’auditorium il ricordo del Tenente Marco Pittoni

Una mattinata dedicata alla legalità, al ricorodo di un uomo giusto. Stamani, all’auditorium Sant’Alfonso Maria de’ Liguori l’iniziativa promossa dal primo circolo didattico e dall’Associazione Nazionale Donne Elettrici, guidata dalla professoressa Gigliola Famiglietti Nola.

Presenti gli allievi delle classi quinte e una delegazione di studenti della scuola media Criscuolo. Hanno partecipato anche rappresentanti delle forze dell’ordine: polizia e carabinieri e il referente di Libera Riccardo Christian Falcone. In prima fila il Tenente Angelo Chiantese, comandande della Tenenza di Pagani.

Durante la mattinata è stato proiettato anche il video dedicato al sacrificio del Tenente Marco Pittoni, comandante della Tenenza di Pagani, ucciso il 6 giugno 2008 durante una tentata rapina all’ufficio postale di Pagani.
La sorella del Tenente Pittoni, Maria Cristina, ha inviato una toccante lettera agli studenti.

Di seguito il testo integrale:

Carissimi ragazzi e tutti voi presenti,
è con molto dispiacere che oggi non posso unirmi a voi, nel ricordare come è giusto, il nostro adorato Marco, Comandante della Tenenza di Pagani, caduto nell’adempimento del proprio dovere nell’estate del 2008.

Per me è molto difficile parlare di Marco e del senso del suo agire; riuscire a pensarlo e a descriverlo, non come un amatissimo fratello, ma come il Tenente dei Carabinieri, come lo strumento per la tutela dei principi di giustizia e di riguardo per la vita altrui, che è stato capace di diventare; soprattutto a Voi giovani che siete abituati a tempi nei quali a fare notizia, sono solo i modelli negativi o superficiali e spesso eventi tragici come quello di un giovane Carabiniere che muore compiendo il proprio dovere, passano in secondo piano, soffocati da quella freddezza tipica della nostra società che ci impedisce di vedere con chiarezza quel poco di buono che ancora tenta di emergere.

Infatti, sono sicura che molti di voi penseranno che sacrificare la propria vita per un principio o per un valore sia uno spreco enorme e che non ne valga la pena, finché un giorno non comincerete a riflettere su quale sia la forza che ci spinge a compiere questi gesti coraggiosi e che sembrano dare un senso ai sacrifici che inevitabilmente tutti noi facciamo ogni giorno: alzarsi presto la mattina per andare a scuola non ha senso, se poi non si segue con attenzione la lezione per trarne il giusto profitto; così come non ha senso preparare un regalo per la festa del papà, se poi non si ha nessun rispetto del suo lavoro e non si riconoscono i sacrifici che magari compie ogni giorno per comprarci i jeans all’ultima moda o l’ultimo modello di cellulare.

Questi sono piccoli esempi di vita quotidiana che servono a farci riflettere sul significato o sulla direzione che noi vogliamo dare ad ognuno delle nostre vite. Per Marco, ad esempio, non avrebbe avuto senso studiare e fare tante rinunce diventando un buon Ufficiale dei Carabinieri, per poi tirarsi indietro nel momento del pericolo.

Sicuramente molti di voi pensano che di fronte a certe difficoltà, sia molto meglio rimandarle o aspettare che qualcuno risolva i problemi per noi, oppure che i gesti come quello di Marco siano destinati a poche persone coraggiose e che non riguardano la vita di ogni giorno…non c’è niente di più sbagliato, perché a cambiare il nostro destino sono i piccoli passi quotidiani, quelli che sembrano non avere significato o quelli che ci costano una fatica enorme.

Ad esempio vi è mai capitato di avere un’opinione diversa dagli altri ma di non avere il coraggio di esprimerla per paura di essere esclusi dal gruppo? O di non aver voglia di fare una determinata cosa, ma di farla lo stesso sapendo che è sbagliata e sentirvi poi molto tristi senza avere il coraggio di ammetterlo?. Queste cose capitano a tutti….fanno parte del crescere, ma si arriva ad un certo punto nel quale si deve cominciare a puntare i piedi e pensare con la propria testa, avendo il coraggio di esprimere la propria personalità senza paura.
Marco ad esempio era una persona così… non seguiva un modo di fare o cercava comodi mezzi per evitare di fare sacrifici. Lui affrontava tutto a testa alta sapendo che le sue scelte avrebbero portato ad un risultato migliore solo se le avesse guadagnate con fatica: era una persona speciale perché aveva deciso di esserlo, e ogni giorno con il suo impegno quotidiano, il suo esempio e la sua trasparenza d’animo affrontava le difficoltà senza dimenticare di voler “essere” un cittadino onesto e un bravo Carabiniere.

La differenza tra gli eroi come Marco e i cittadini normali è, infatti, tutta qui: decidere di voler essere onesto, fedele alle proprie idee e ai propri principi, capire che il rispetto del prossimo nasce innanzitutto dal rispetto verso se stessi e del lavoro che si è fatto per essere quello che siamo.

Sono convinta, infatti, che se non si è mai faticato per ottenere qualcosa, non si avrà mai soddisfazione nell’ottenerla, così come se non si è fedeli alle proprie scelte, anche scomode, non riusciremo mai a sentirci completi e ad avere la certezza di aver fatto del nostro meglio.
Di conseguenza non troveremo mai i mezzi per affrontare il mondo e le sue sfide, perché non ci saremo mai messi alla prova e non sapremo mai fino a dove possiamo arrivare.

Soprattutto se non decideremo che il solo “discutere” dei problemi non è più sufficiente e che per essere cittadini onesti e rispettosi del nostro paese occorre agire con coraggio, non capiremo mai persone come Marco che fanno scelte pesanti e che purtroppo ci lasciano per sempre, perché realmente persuasi che se si vuole una società di uguali diritti e doveri dobbiamo essere i primi ad affrontarne le conseguenze. Marco era davvero così: non poteva rimanere indifferente di fronte alla prepotenza dell’illegalità e coraggiosamente ha seguito la via dell’onore senza esitazione alcuna.

Anche noi dobbiamo agire ogni giorno convinti che i principi concreti di rettitudine, moralità e onestà non sono valori astratti e lontani, ma sono testimoniati da giovani come Marco che vivono e crescono normalmente accanto a noi, ma diventano “speciali” quando, messi alla prova dagli ostacoli della vita, sanno reagire e fronteggiarli.
Dobbiamo capire che vivere nella legalità non è un dovere, ma un privilegio nato dalla convinzione che ciò che chiediamo agli altri dobbiamo pretenderlo prima per noi stessi… e quando l’avremo ottenuto avremo anche capito che le risorse per cambiare le cose sono sempre state dentro di noi a sostenerci, a rafforzarci.
Quando capiremo il privilegio della legalità impareremo a dare il giusto valore alle conquiste di ogni giorno, ed esempi come quello di Marco ci verranno in mente in tutta la loro chiarezza e bellezza.

E’ per questo cari ragazzi che oggi ho voluto parlarvi con il cuore in mano, nonostante la disperazione di aver perso un fratello meraviglioso; per aiutarvi a capire che ogni conquista, ogni iniziativa, ogni piccola scelta coraggiosa da parte vostra non è sprecata, se ci sono ancora persone straordinarie come Marco, disposte a sacrificare la vita per la difesa di questi valori fondamentali. Diffondere l’impegno sociale e il rispetto della giustizia, fondamenti del nostro vivere civile, è possibile se il messaggio parte da voi ragazzi, perché la speranza nasce dalla voglia e dall’entusiasmo di vivere.

Potete decidere di non arrendervi alla noncuranza generale, di non tollerare che gli sforzi di questi combattenti siano dimenticati, di non permettere che la loro dedizione sia vanificata, anche scegliendo di partecipare a iniziative come questa, dove viene premiato e raccontato il coraggio per le proprie convinzioni e la risposta forte di chi alla violenza, ha risposto NO! con dignità e fermezza.
Probabilmente Marco, se fosse stato ancora con noi, avrebbe voluto dirvi personalmente tutte queste cose, vi avrebbe spiegato il senso della coerenza della legalità e dell’importanza di essere trasparenti anche quando tutto è ambiguo intorno a noi.

Con la sua morte ha fatto molto di più, ci ha lasciato non solo parole, come quelle che dico oggi a voi, ma un esempio, un’eredità. Ci ha gridato: “…io ho fatto la mia parte, la mia scelta, ho affrontato la prova…e l’ho vinta! ”.

Ora ci dice forte e chiaro: “…fai anche tu la tua parte, affronta la tua prova e non avere timore … di avere paura”.
Grazie
Maria Cristina Pittoni