Violenze in caserma, indagato anche l’ex comandante delle Tenenza di Scafati

Il capitano Saverio Cappelluti, ex comandante della Tenenza dei carabinieri di Scafati, risulta indagato nell’ambito dell’inchiesta sui presunti atti di violenza che sarebbero avvenuti in due caserme dei carabinieri in Lunigiana, quelle di Aulla e Licciana Nardi.

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Sono stati notificati in questi giorni gli avvisi di conclusione indagini a 37 militari dell’Arma a cui gli inquirenti contestano, a vario titolo, i reati di lesioni, falso e favoreggiamento. Tra gli indagati brigadieri, marescialli, appuntati. Ma anche due ufficiali: il tenente colonnello Valerio Liberatori, dal 2016 comandante provinciale dei carabinieri di Massa (e già trasferito “a un altro incarico” ma non per l’indagine) e il capitano Saverio Cappelluti, comandante della compagnia di Pontremoli. I due ufficiali sarebbero accusati di favoreggiamento per aver “aiutato i carabinieri indagati ad eludere le investigazioni”. Secondo la Procura, è difficile pensare che i vertici non fossero a conoscenza del modus operandi dei carabinieri della Lunigiana.

L’inchiesta è iniziata nel febbraio 2017. Uno degli elementi comuni ai vari episodi contestati ai 37 carabinieri è la presenza di vittime extracomunitarie. Tra le altre cose la Procura elenca schiaffi ad un marocchino per obbligarlo ad aprire un appartamento privato chiuso a chiave, la contravvenzione ad una donna straniera per aver guidato senza cintura di sicurezza, nonostante la cintura fosse allacciata; frasi del tipo: “Se parli ti stacco la testa”, “Ti spezzo le gambe“. Nelle carte dell’inchiesta si evidenziano anche lesioni personali e contusioni multiple per aver sbattuto la testa di un extracomunitario contro il citofono della caserma; colpi di manganello sulle mani appoggiate alle portiere delle auto durante i controlli; ma anche scariche elettriche prodotte da due storditori, per costringere uno spacciatore (sempre straniero) a rivelare dove tenesse la droga. E poi le sevizie contro un giovane marocchino in caserma, ad Aulla, “costretto a subire atti sessuali senza ragione alcuna se non razziale”.