Teatro al Castello. In scena la compagnia “Mario Scarpetta” con la commedia “La fortuna con la effe maiuscola”


Continua il programma degli appuntamenti della rassegna teatrale “Angri Città d’Arte”. Sabato prossimo, 3 febbraio, sarà il turno della compagnia “Mario Scarpetta” che offrirà al numeroso pubblico della Pinacoteca, la commedia “La fortuna con la effe maiuscola”. Storie di vita quotidiana, vicende familiari, rappresentate in chiave ironica dagli attori partenopei.

La storia racconta

“La fortuna con l’effe maiuscola” è una commedia in tre atti scritta nel 1942 da Eduardo De Filippo in collaborazione con Armando Curcio. La commedia era stata inserita da Eduardo nella raccolta intitolata Cantata dei giorni pari dove rimase fino al 1962, anno in cui la sostituì con Ditegli sempre di sì del 1927.

“Continuano gli appuntamenti con il teatro. Una rassegna segnata da tanti consensi che sono un invito a continuare il nostro lavoro, verso una completa valorizzazione culturale del territorio. L’impegno del mio assessorato non si ferma al teatro ma guarda a future iniziative che tengono conto del turismo sotto l’aspetto dell’accoglienza e dell’offerta. Ho lavorato affinché la giunta approvasse un Accordo di Programma con il Dipartimento di Studi e Ricerche Turistiche di Sviluppo Territoriale, per la costituzione di un Comitato scientifico che gestirà una serie di iniziative, partendo da un corso di formazione gratuito destinato ai giovani del territorio. Attività che puntano a creare le basi per una accoglienza di qualità. Inoltre ho coinvolto il Fai, Fondo Ambiente Italiano, per cercare di far inserire Angri con le sue bellezze, nei percorsi turistici nazionali. Insomma si lavora per il rilancio della nostra comunità”, dichiara l’Assessore Giuseppe D’Ambrosio.

LA STORIA DELLA COMPAGNIA
La compagnia teatrale “Mario Scarpetta” nasce dall’entusiasmo e dall’intraprendenza di Mimmo Cacciapuoti, giovane attore di teatro che, avvalendosi della sua infinita passione per l’arte ha cercato, nel corso del tempo di coinvolgere i giovani appartenenti al suo territorio, (talvolta provenienti da realtà problematiche), mettendo in piedi laboratori teatrali gratuiti al fine di dare modo a costoro di affacciarsi al meraviglioso mondo della recitazione. Nel corso degli anni la CMS ha partecipato a numerose rassegne e si sono susseguiti non pochi successi, sono stati tanti gli spettacoli messi in scena nei teatri della Campania e di altre parti d’Italia, tutti ampiamente apprezzati, non solo dal pubblico ma anche dalla critica che, ha assegnato svariate nomination e significativi premi al regista ed a tutto il suo cast.

LA FORTUNA CON LA EFFE MAIUSCOLA. La TRAMA
In un misero e gelido appartamento di due stanze, al primo piano di un palazzo, vive nella più completa indigenza la famiglia Ruòppolo. Giovanni, scrivano e sua moglie, Cristina, che bada alle faccende di casa. Con loro vive sin dalla nascita il nipote Erricuccio, figlio della sorella di Cristina – morta di parto – e di padre ignoto. Erricuccio è un sempliciotto e sofferente di nervi , analfabeta e scioperato, con il suo comportamento infantile e dispettoso è spesso causa di contrasto in famiglia, con la portinaia Concetta e con gli altri abitanti del palazzo. Per guadagnare qualche soldo non disdegna di fare il ruffiano per donn’Amalia, la moglie avvenente e sfrontata di Don Vincenzo, recapitando all’occasione lettere e messaggi all’amante di lei, il giovane Pietruccio. Appena sola, Amalia convoca Pietruccio servendosi di Erricuccio per recapitargli un biglietto. In casa Ruoppolo traspare lo sconforto di una vita tirata a fatica, lavorando ma permanendo nella miseria più nera, senza una svolta, senza aspettative concrete. Lo sconforto sopraffà Giovanni che, d’un colpo, travalica le remore dell’onestà giungendo, per una sommetta di denaro che ormai ai suoi occhi rappresenta l’unica opportunità, a commettere un atto illegale. A questo punto, però, annunciata da Erricuccio che, nonostante la sua limitatezza intellettiva, ha compreso tutto, giunge un’inaspettata eredità dall’America, che sarebbe veramente quel Colpo di Fortuna di cui i Ruoppolo attendono da sempre l’arrivo. Questo lascito giunto d’oltreoceano rimette a posto il cervello e l’anima dei Ruoppolo sviliti dalla miseria; finalmente gli affetti superano le istanze del bisogno e la dignità ha il sopravvento sulla disonestà. Giovanni Ruoppolo, con un colpo di reni di cui non sembrava più capace, si riappropria dell’onesta con cui ha condotto la sua miserrima esistenza e decide di autodenunciarsi, per preservare quell’eredità per la moglie e per Erricuccio.