Agro. Le iniziative del Comitato per l’acqua pubblica Nocera Inferiore

Dopo la conferenza stampa del 28 febbraio 2018, presso la Bottega Equo-Solidale Tutta N’ata Storia, il comitato Acqua Pubblica Nocera Inferiore,dirama una nota per informare la cittadinanza sulle ultime azioni poste in essere e le ulteriori iniziative in programma, a livello locale, di comprensorio e regionale, “a difesa del fondamentale diritto all’acqua ed a tutela degli utenti del servizio idrico”.

“Giova ricordare che, con i referendum del 12 e 13 giugno 2011, la gran parte degli Italiani decise che l’acqua doveva uscire dal mercato e che non poteva costituire fonte di profitto peri soggetti gestori. Purtroppo quel referendum, oltre a non essere mai stato applicato, è stato calpestato da tutti i governi e i parlamenti (di centro-destra come di centro-sinistra) che si sono susseguiti negli ultimi anni, i quali hanno fatto a gara per favorire il processo di privatizzazione dell’oro blu, venendo meno, così, al loro dovere costituzionale di Legiferare in coerenza al risultato referendario”, si legge nella nota.

“La GORI S.p.A., soggetto gestore del Servizio Idrico Integrato per l’ambito Sarnese Vesuviano con l’assetto di società mista pubblico-privata – va avanti la nota – nei fatti è controllata dalla parte privata della compagine societaria che ha il potere esclusivo di nomina dei suoi vertici, ed agisce perciò de facto come una società privata che mira al profitto (come é naturale per un privato) per mezzo della sua attività (la gestione del servizio idrico integrato, appunto)”.

E ancora: “La GORI è da tempo oggetto di attenzione non solo del comitato ma degli stessi sindaci dei comuni del territorio che, oltre a lamentare con cadenza ripetuta specifici disservizi:

denunciano l’insufficienza degli investimenti che dovrebbero essere dedicati alla messa in efficienza della rete (che ancora disperde più della metà della preziosa risorsa idrica);

evidenziano l’opaca gestione dei conti della società (sull’orlo del dissesto ormai da anni) e le discutibili pratiche di rientro del deficit che ha prodotto, tanto ripetutamente quanto con dubbia legittimità poste in essere dalla GORI (richiesta in bolletta di indebiti anticipi sui consumi, in seguito ritirata a causa delle proteste dei sindaci; esazione del canone di depurazione anche quando non dovuto dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale; richiesta di partite pregresse ante 2012 annullate dal Tar Campania nel 2015; tentativo di dare corso ad aumenti tariffari irritualmente ed ingiustificatamente approvati dal commissario uscente annullati dal Tar Campania nel 2015) che vedono di fatto trasformati gli utenti del servizio essenziale in clienti del fornitore unico di un bene di consumo che da tali li tratta;

raccolgono l’allarme sociale che genera la vessatoria pratica delle “ingiunzioni di pagamento” che conseguono alla dubbia ed inopportuna autorizzazione ad hoc rilasciata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ad una società come la GORI di poter ricorrere ad uno strumento eccezionale – in quanto applicabile solo a specifiche tipologie di crediti e “previa valutazione della loro rilevanza pubblica” e, in ogni caso, riservato agli Enti pubblici – in maniera indiscriminata al fine colpire la diffidenza dei cittadini verso pratiche commerciali ambigue piuttosto che sanare reali morosità dolose.

In particolare la strisciante applicazione di questo odioso provvedimento a macchia di leopardo sull’intero territorio dell’ambito richiede un’azione a sostegno delle famiglie ovviamente ‘intimidite’ da questo improprio strumento vessatorio e la reazione organica della società civile con azioni di ricorso coordinate sia a livello degli utenti sia delle Amministrazioni comunali che vogliano impugnarne i precari presupposti legislativi”.

Il comitato ha deciso di mettere “a disposizione di quegli utenti destinatari di tali provvedimenti le proprie professionalità invitandoli a segnalare il proprio caso contattando i referenti attraverso la rete e durante le iniziative di piazza che saranno comunicate sulla pagina Facebook e promuove, di concerto con gli altri comitati del distretto e con i Comuni i cui sindaci aderiscono alla “Rete dei comuni per l’acqua pubblica” ricorso al TAR avverso il citato decreto ministeriale ritenuto illegittimo”.

Il Comitato stigmatizza la presenza della Gori nelle scuole. “Recente è la notizia del suo ingresso nelle scuole primarie con campagne informative sul risparmio idrico, sulla protezione della risorsa acqua e dell’ambiente naturale e perfino sulle lotte a difesa del diritto all’acqua – con un’auto-proclamata competenza su quest’ultimo aspetto che quanto meno suona paradossale! – continua il comunicato -. La società per azioni si offre come ‘bottega’ presso la quale i giovani delle scuole superiori possano sviluppare competenze professionali… È invece evidente come il principale obiettivo di queste iniziative sia raggiungere i bambini ed i giovani per inculcare un’immagine positiva e trasparente (come con l’apertura alle visite scolastiche di laboratori ed alcuni impianti) di una società che di fatto non opera né dalla parte dei cittadini né in maniera realmente aperta al controllo degli enti locali – il cui ruolo decisionale e di controllo sull’operato del gestore è stato ulteriormente ristretto ed impoverito con l’assetto dell’Ente unico introdotto dalla legge regionale del 2 dicembre 2015”.

Il comitato segnala che “è stato lanciato un appello ai dirigenti scolastici, agli insegnanti perché controllino la situazione presso le scuole e diffidino la società GORI S.p.A. dal fare propaganda nelle aule ed invitano gli stessi genitori degli alunni a manifestare la loro contrarietà negli organi di rappresentanza scolastica”.

“Si sta preparando il deposito di ricorsi collettivi, avviando una raccolta delle segnalazioni presso punti di ascolto e con banchetti durante una giornata del ricorso di cui a breve sarà data notizia – conclude la nota -. Da mesi è in atto, attraverso i rappresentati della “Rete dei comuni per l’acqua pubblica” che siedono negli organi dell’Ente Idrico Campano (EIC), un processo di espressione ed organizzazione del dissenso teso a garantire, da un lato, che l’organo di rappresentanza dei Sindaci – già concepito con un severo deficit democratico – non venga definitivamente esautorato delle sue competenze e, dall’altro, che vengano finalmente discusse le questioni pendenti ed assunte le urgenti decisioni che restano in capo all’EIC (come già richiamava il rinvio all’Ente della questione partite pregresse da parte del Consiglio di Stato) con piena partecipazione dei rappresentati dei Comuni che si sono assunti la responsabilità politica di fronte ai loro cittadini-utenti (oltre alle citate partite pregresse, i paventati aumenti tariffari, il piano d’ambito e gli interventi per fronteggiare la crisi idrica);
procede a lenti ma costanti passi il percorso per la ripubblicizzazione del servizio idrico, sia attraverso l’approfondimento della questione tecnico-gestionale sia mediante momenti di informazione e mobilitazione, come l’adesione all’iniziativa nazionale denominata Carovana dell’acqua”.